Buongiorno seguaci della Bottega, rieccoci col nostro appuntamento con l’angolo delle interviste.

Oggi con noi c’è Licia Allara, autrice del romanzo “Lettera alla sposa”, recensito sul nostro blog qualche giorno fa. Ma ora cominciamo l’intervista….

 “Lettera alla sposa” è il suo romanzo d’esordio: da come nasce l’idea?


Un esordio che ha atteso 18 anni per vedere la luce…. “Lettera alla sposa” è stato scritto 18 anni fa! Mi ha seguito nei miei innumerevoli traslochi, finché e saltato fuori l’anno scorso, dopo il nostro arrivo a Lisbona. 

Non mi è facilissimo risalire a come sia nata l’idea della storia, e persino l’idea stessa di scrivere un libro… Facevo, e faccio, tutt’altro nella vita, avevo 2 bambini, lavoravo… casa, cani, giardino… mah!
Quello che ricordo è il bisogno di scrivere, di esprimere qualcosa; ricordo la magica sensazione di una storia che si svolgeva da sé, la penna che sembrava avere vita propria. Una sensazione unica, mai più riprovata.

Se posso chiedere, da quanto tempo è sposata? Nello scrivere questo romanzo ha preso spunto dall’esperienza del suo di matrimonio?

Oggi, sono sposata da 29 anni! Al tempo della stesura di “Lettera alla sposa”, ero sposata da 11. Sicuramente le mie esperienze personali, non solo il mio matrimonio – anche la mia infanzia, le scelte di studio e professionali, le amicizie e i rapporti personali – hanno fornito il materiale primordiale per il romanzo; credo che sia inevitabile per chiunque si accinga a scrivere una storia per la prima volta. Tuttavia, ben presto la fantasia prende il sopravvento e da un particolare rubato alla realtà scaturiscono situazioni e personaggi completamente nuovi, che nulla hanno a che vedere con quell’idea iniziale.

Nel libro non vengono evidenziati i nomi degli sposi, né degli altri personaggi che ruotano intorno ad essi, né dei luoghi nei quali si svolgono gli eventi,  è stata una scelta voluta perché l’attenzione si incentrasse sui protagonisti piuttosto che su altri dettagli?

È stata una scelta senz’altro voluta, anche se non me ne sono resa conto subito: in qualche modo la storia non “voleva” nomi, non riuscivo a scriverli, ad attribuirli. In seguito, ho razionalizzato che la mancanza di nomi propri, non solo dei personaggi, ma anche dei luoghi, dà alla storia una sorta di universalità. Ciò che lega veramente i vari personaggi, il vero fil rouge della storia, non è il legame con la sposa, bensì le occasioni della vita che i vari personaggi non hanno saputo cogliere, o neppure riconoscere.  

La mancanza di consapevolezza che troppo spesso accompagna le scelte della vita appartiene a tutti noi, trascende dai personaggi della storia.

Per ogni personaggio, compresi la sposa e lo sposo, lei compie una introspezione. In effetti, quando ci occupiamo dell’organizzazione matrimoniale tendiamo a scegliere chi dovrà seguirci senza considerare nulla della persona in sé: queste sue descrizioni nascono proprio dal fatto che dovremmo badare più a cosa si cela dentro le persone che noi scegliamo per accompagnarci in questo viaggio?

Ritorna qui il tema della consapevolezza, non solo delle scelte, ma anche del nostro vivere quotidiano. Molto spesso, soprattutto in certe fasi della nostra vita, molto piene di attività e scarse di tempo, tendiamo a vivere questa pienezza in modo meccanico, superficiale: facciamo, corriamo, parliamo, ma non siamo veramente consapevoli della vita che stiamo consumando. Spesso non ci soffermiamo abbastanza sulle persone che abbiamo intorno, sulle relazioni che abbiamo con loro: sono veramente le persone che crediamo, che vorremmo accanto? I nostri rapporti con amici, genitori, figli, parenti sono davvero come vorremmo che fossero, se mettessimo tutto il nostro essere in essi?

Credo che con l’avanzare dell’età, questa consapevolezza sia più presente, il fatto di vedere l’orizzonte futuro accorciarsi ci rende più attenti ad assaporare i singoli momenti. Sicuramente al momento della stesura del libro era per me un tema scottante, un bisogno reale – ridiventare padrona della mia vita.

I suoi personaggi, in particolar modo, sono persone che hanno compiuto delle scelte nella loro vita, scelte alle volte sbagliate, scelte, talune, di cuore: secondo lei è giusto seguire il cuore piuttosto che la ragione?

Il vero tema sono le scelte che spesso CREDIAMO di fare, mentre molte volte sono scelte scontate. Citando un passo del libro: “…Credevo di scegliere, e invece no: sembravano scelte. Era come essere su una strada: quelli che credevo essere bivi, non erano altro che stradine secondarie. Io ero sulla via maestra e ci sarei rimasto per sempre, non scegliendo mai le sterrate che trovavo ogni tanto di lato. Era una scelta obbligata, che allora credevo profondamente mia.” 

Molto spesso nella vita ci troviamo a prendere le scelte più ragionevoli, più consone a ciò che ci si aspetta da noi, quelle che meno scombussolano la nostra vita. Per rispondere alla sua domanda: penso che il cuore vada sempre interpellato per primo, in una scelta importante. Cosa sentiamo, è da lì che dovremmo partire per poi eventualmente ragionarci su. 

Molti matrimoni oggi, nostro malgrado, faticano a decollare, scelte alle volte avventate, seguite verosimilmente da separazioni. Secondo lei, qual è il motivo di ciò?Come mai oggi un numero sempre maggiore di coppie non riesce a superare i problemi, piccoli o grandi che siano, scegliendo di porre fine alla loro unione? 

È un tema cui accenno nel libro, emerge nelle riflessioni e preoccupazioni del prete. Scelte avventate, poco consapevoli, difficoltà a collaborare, ad assumersi le responsabilità, la mancanza dell’umiltà necessaria in qualsiasi risoluzione di conflitto, e molte altre variabili entrano a fare parte di un’equazione molto complessa. L’equilibrio di una coppia è sempre fragile, ci vuole molta sensibilità e buona volontà, oltre all’amore, per mantenerlo nel tempo.

Detto questo, credo che una profonda onestà verso sé stessi e la ricerca a priori di ciò che può renderci davvero felici, aiuterebbe molti a fare le giuste scelte – della persona della nostra vita prima, e nelle difficoltà che inevitabilmente un matrimonio porta con sé, poi.

 Ancora: crede che oggi nella scelta di sposarsi sia insita la voglia di apparire piuttosto che essere?Mi spiego: il matrimonio è un momento sacro, un momento in cui gli sposi, di comune accordo, decidono di iniziare a scrivere insieme il libro della loro vita, ma, molto spesso, si bada più alle forme che al vero significato dello stesso. Ritiene sia così?

Mi sono sposata molti anni fa, i miei figli non sono ancora arrivati a questo passo: non mi è facile valutare il prevalere dell’apparire sull’essere, non mi è facile generalizzare. Di certo viviamo in un’epoca in cui l’apparire, la forma, il mostrarsi sono centrali nella vita di molti. In questo senso i social media e la tecnologia hanno veramente cambiato il nostro approccio al mondo, il nostro stare nel mondo, il nostro mostrarci al mondo. È quindi oggi forse ancora più difficile di 18 anni fa, quando il libro fu scritto, badare alla sostanza, al vero significato del matrimonio, all’impegno che si prende. 

Nel giorno del suo matrimonio, o anche prima, è stata pervasa da dubbi che le hanno fatto porre la domanda se fosse la cosa giusta?

Sarei disonesta dicessi il contrario! Credo molti di noi siano assaliti dai dubbi dell’ultima ora: sarà la scelta giusta? Sono veramente sicura di voler passare con quest’uomo il resto della mia vita? Credo siano dubbi legittimi, forse anche salutari.

Il libro parla di un matrimonio, ma in realtà è un inno alle scelte consapevoli, di qualsiasi genere, in qualsiasi momento della nostra vita. Se in modo continuo ci ponessimo di fronte alle scelte quotidiane con profonda consapevolezza, probabilmente arriveremmo a quelle importanti con tale tranquillità d’animo che non ci sarebbe spazio per i dubbi, perché li avremmo già sciolti in precedenza.

Si sa, i problemi durante il matrimonio possono sorgere: lei, come li affronta?

In qualsiasi relazione umana sorgono problemi. Non esiste l’idillio perfetto, in nessun tipo di rapporto. Essere pronti a vedere i problemi da più di un punto di vista, essere disposti a cedere all’orgoglio, credere sempre che possa esserci una via d’uscita, finché ci sono sentimenti forti e un bene comune. Non è sempre facile, ma si può – quasi sempre.

Ha in cantiere un prossimo romanzo?

Ho scritto “Lettera alla sposa” 18 anni fa. Prima, non avevo mai scritto nulla. Dopo, non ho più scritto nulla. 

Dopo la pubblicazione del libro, e i primi feedback positivi, molti mi hanno incoraggiato a riprovarci. E piano piano è cresciuta dentro di me la voglia di riprendere in mano la penna, di abbozzare nuove storie, di vederle prendere il volo.

Ho diverse idee, tre o quattro “canovacci” che durante le vacanze svilupperò, per poi sceglierne uno su cui lavorare. Ho in programma di iniziare a scrivere il prossimo romanzo alla fine dell’estate.