Ma ben ritrovati carissimi lettori, oggi al nostro salottino delle interviste avremo come ospite Giulia Amaranto!!!

Andiamo subito a scoprire cosa ci ha dichiarato…

Di solito chi scrive romanzi è una persona che ama leggere. Ti è mai successo che uno dei tuoi libri fosse ”influenzato” da un libro letto nel passato? Se sì, quale è in che modo? 

Confermo: sono una appassionata lettrice, specialmente di narrativa e di classici. “Edgar Allan Party” è chiaramente ispirato alle opere di Poe, anche se è un racconto erotico. Per “il collegio delle ragazze perdute”, invece, mi sono ispirata ad alcune opere di autori giapponesi. Per il resto le influenze ci sono senz’altro, ma sono più “sotterranee” e forse io stessa non me ne rendo conto. Resta il fatto che leggere tanto è l’unico modo per scrivere sempre meglio.

Ho letto e recensito “La tua bocca è il mio tormento”, anche in questo caso è un romanzo breve, come mai questa tua scelta? Non pensi che questi due “racconti lunghi” possano benissimo essere implementati e con gli opportuni accorgimenti pubblicati in una versione più ampliata?

Credo che la forma più giusta per queste due storie sia proprio quella breve. Spesso gli scritti più “concentrati” hanno maggiore incidenza, a mio modo di vedere, per questo ho preferito non dilungarmi in queste due particolari storie.

Sei di fronte ad uno specchio, l’immagine di quale dei protagonisti dei tuoi libri vedi riflesso e perchè?

Sicuramente vedrei Alexandra Nanskji, la coprotagonista de “il collegio delle ragazze perdute”. È il mio personaggio preferito perché è un’artista eccentrica, che appare molto sicura di sé, invece nasconde una fragilità che la rende molto dolce e umana. Inoltre i personaggi androgini, stile Lady Oscar o Orlando della Woolf, per intenderci, hanno sempre esercitato un enorme fascino su di me.

Cosa vorresti per il tuo futuro? Quali sono le tue aspirazioni? Che consigli daresti a chi vuole intrapprendere la carriera dello scrittore scrittrice?

Per me sarebbe un sogno poter vedere pubblicati i miei lavori in altre lingue. Lo so, è un sogno ambizioso, ma sognare non costa nulla! Per quanto riguarda i consigli, be’, non sono la persona più adatta per dispensarne: ne avrei bisogno io stessa 🙂 Credo che però sia sempre valida la regola che chi ama davvero la scrittura, come la amo io, qualche piccola soddisfazione la riceve sempre.

Come e dove è nata la tua voglia di scrivere libri?

Scrivo da quando ero adolescente, semplicemente perché è la cosa che più amo fare. Mi rende felice e credo che le mie storie, nel loro piccolo, siano apprezzate perché sono scritte con sincerità e molto impegno. Quando ho scoperto l’auto-pubblicazione, per me è stata una rivelazione e così, dal 2016, ho iniziato a far leggere ad altri ciò che prima tenevo solo per me.

Ho notato che tutti i tuoi libri sono self pubblished, vi è un motivo particolare?

Tutti meno uno, “Un amore senza zucchero” (pubblicato da una collana di Rizzoli). Il self publishing è una scelta dovuta a una promessa che mi sono fatta ad aprile del 2016, prima di iniziare la mia avventura: “O una major o self tutta la vita”. Insomma, per usare una metafora, o un hotel a cinque stelle oppure la mia casetta.

Quale genere non scriveresti mai e perché?

Non potrei mai scrivere un giallo o un thriller perché non ne sarei capace. Leggendo i capolavori di questo genere (“il silenzio degli innocenti” resta il migliore, per me), mi rendo conto che bisogna essere davvero talentuosi per non cadere nel banale e sorprendere il lettore fino alla fine. Io sono più che felice di continuare a cimentarmi nei generi che mi sono più congeniali.

Bene, noi speriamo di riaverti con noi presto…

Grazie per questa bella intervista. Un saluto caro al blog e a chi legge!

Scritto da:

Cristina Marangio

I molteplici impegni famigliari (ho due figli stupendi oltre ad un marito e a un cane) mi hanno sottratto per un lungo periodo ad una delle mie più grandi passioni: la lettura (oltre alla pallacanestro -amore questo condiviso con mio marito, allenatore, e mio figlio, arbitro, che ci ha portato a creare una nostra società dove ricopro il ruolo di presidente). Ora complice un infortunio che mi costringe a diradare i miei impegni fuori casa (non posso guidare) sono “finalmente” riuscita a riprendere un libro in mano! Il fato, insieme ad un post di Kiky (co-fondatrice de “La bottega dei libri” che conosco da oltre 20 anni) pubblicato su Facebook han fatto sì che nascesse la mia collaborazione con “La bottega”, collaborazione che quotidianamente mi riempie di soddisfazione.