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Intervista a Emilia Cinzia Perri e Deda Daniels, autrici de “La musa dimenticata – La storia di Hoffman”

Intervista doppia a EMILIA CINZIA PERRI e DEDA DANIELS

La Musa dimenticata, Edizioni BD, due volumi in cofanetto.

Bentrovati carissimi lettori, oggi abbiamo il piacere di ospitare due ragazze che hanno unito le loro forze per creare una storia davvero straordinaria… La storia di HoffmannMa non indugiamo oltre e partiamo subito con le domande…

Chi siete fra i personaggi della storia?

Emilia C.: C’è qualcosa di mio in tutti i personaggi, ma quello che mi somiglia di più è il protagonista. D’altro canto, aspiro a diventare Andres, il suo mentore. 

Deda: Io sono un po’ Markus e un po’ Tyche. Markus perché alcune delle sue esperienze le ho condivise – il primo giorno di Accademia non si dimentica mai. E Tyche perché “bau bau!”

Qual è il vostro personaggio preferito?

Emilia C.: Per il motivo di cui sopra è Andres, anche se voglio bene a tutti i figlioli. 

Deda: Theodor. Ho un amore viscerale per i cattivi di Tezuka da Rock Holmes a Michio Yuuki. Ce l’ho messa tutta per renderlo un omaggio degno. Ovviamente adoro anche Tyche, adoro gli animali nelle storie, adoro far rubare loro la scena.

 

Qual è il punto in cui avete rispettivamente fatto più fatica?

Emilia C.: La parte iniziale, il secondo capitolo. Qui entravano in scena diversi personaggi (Aron, Klara, Andres e i tre bulli) e dovevo trasmettere in poche pagine tutto il mondo che si portavano dietro. Ciò che viene narrato nei volumi è solo una parte della storia completa, perciò in passato sono accaduti degli avvenimenti (non tutti narrati nella serie) che definiscono i rapporti tra i personaggi. Il difficile era rendere la storia credibile e comprensibile senza narrare tutto. 

Deda: Forse ricostruire Amburgo, perché non esiste più così come la si vede nel fumetto. Cercare diverse angolazioni della piazza del mercato e di monumenti e strade che non esistono più. Ricostruire tutto senza strafare, ecco, una bella sfida.

Voi siete amiche oltre ad essere “colleghe”?

Emilia C. : Certo. Questa storia poteva disegnarla solo Deda, non solo perché siamo amiche ma soprattutto perché non conosco nessun altro appassionato di Osamu Tezuka che sappia disegnare come lei. 

Deda: Sì, quando torno in Italia il giro turistico con Emy è una tappa fissa. Mi porta a spasso, mi aggiorna su tutte le cose che mi sono persa, e comunque ci sentiamo quasi ogni giorno anche se siamo lontane. 

Cosa insegna questa storia?

Emilia C. : In realtà non vuole insegnare, vuole far riflettere sul significato di “felicità”. La felicità è una sola per tutti oppure ognuno si costruisce la sua? Ognuno dei personaggi è portatore di una visione, di uno scopo e di una verità. Nessuna verità prevale sull’altra, anche se Markus è il portatore di senso della storia. 

Cosa volete trasmettere con questa storia?

Emilia C.: Il motivo per cui Markus è il portatore di senso è dovuto al fatto che la sua visione di felicità è quella più lontana da quella comune ossia la felicità imposta da una società avviata verso l’omologazione (essere un buon marito, un buon soldato, una persona pratica, in grado di generare profitto economico). Per me La Musa dimenticata è una storia di libertà, esprime il desiderio da parte di chi scrive che venga riconosciuto il diritto alla diversità, a tutti i modi di essere, soprattutto quelli meno comuni.   

Deda tu stai continuando a disegnare, come incastri insegnamento, formazione, disegno, lavoro e passione?

Deda: Oh, a incastro è la giusta definizione. In realtà sono una creatura abitudinaria. Mi sveglio presto, disegno un paio d’ore e vado al lavoro. Insegno disegnando per cui è facile, insegnando imparo. Facciamo tanti progetti e il politecnico mi paga qualunque workshop o corso di aggiornamento voglia frequentare, se c’è il tempo di farlo. Tipo quest’anno ho imparato a fare Realtà Aumentata e ho subito testato sulle copertine della Musa.

Quando torno a casa, la sera, mi siedo e disegno. È come se in un giorno avessi due lavori, da otto ore. Dormo otto ore. Leggo prima di dormire. Non faccio molto altro, tipo, se prendo il treno non guardo il telefonino, disegno. L’anno scorso ho inchiostrato due pagine della Musa mentre ero in fila per prendere il numero per una maratona. Avendo abitudini fisse non ho bisogno di scadenze, faccio tutto a incastro. Se salta un tassello passo a quello successivo. È strano ma vado avanti così da dieci anni. Il fine settimana riposo.   

Emy anche tu insegni, scrivi, studi, leggi, come fai a gestire tutto? Leggete ancora fumetti?

Emilia C.: Gestisco il tutto con la massima calma. Mi pongo degli obiettivi e se non ce la faccio a rispettare la scadenza non importa (sono scadenze che mi impongo io, non sono imposte dall’esterno). Non potrei mai rinunciare al piacere di studiare o leggere, libri o fumetti, visitare una mostra o guardare un film. Diciamo che è ciò che mi tiene in vita. 

 

La musa dimenticata ha come fulcro il personaggio intrigante della musa senza nome, è un vecchio mito o è un’invenzione?

Emilia C.: Sono partita dalle Muse del mito per arrivare a una figura totalmente inventata. 

Chi ha avuto l’idea di questa storia?

Emilia C.: L’idea di fondo mi è venuta a trovare dopo che avevo letto, su suggerimento di Deda, le Histoires pour tous di Osamu Tezuka, un’antologia francese di fumetti brevi. Ma in quest’antologia non c’è nulla che poi si ritrovi ne La Musa Dimenticata, a parte la volontà di scrivere “una storia per tutti”. In seguito, da un articolo su rivista che trattava di Picasso e della sua musa Sylvette David, è nata la prima idea de La Musa dimenticata. 

Deda: La prima volta me ne ha parlato più di dieci anni fa in un centro commerciale. Ho disegnato di getto, durante la cena, gli schizzi dei primi personaggi.

 

 

 

Avete creato la trama insieme oppure Deda si è dedicata alla parte grafica, Emilia alla narrazione? Grazie per la disponibilità, grazie per il bellissimo fumetto.

Emilia C. : Anche se siamo amiche, ognuna ha consapevolezza del suo ruolo e ha agito di conseguenza. Io mi sono occupata della documentazione bibliografica, delle ricerche in loco, della trama, dei personaggi e della sceneggiatura vignetta per vignetta.  

Grazie a voi per l’interesse e per la cura che impiegate nelle recensioni e nella gestione del sito. 

Deda: La storia è di Emy, ma lei lavora in modo unico e ha portato avanti un dialogo con me. È più facile lavorare così. Anche quando ho fatto proposte sui colori, sullo stile grafico, sui costumi e le ricostruzioni ne abbiamo sempre parlato insieme a lungo. Per me era importante che trapelasse la sua visione. Le copertine in Realta Aumentata gliele ho fatte a mo’ di sorpresina del compleanno però. Mi aggiungo anche io ai ringraziamenti e ai complimenti per il sito.

 

I was a student, an adolescent, an idealist, a Fury, a young man, a nephew, a son, Anger, Lover, baker, barman, waiter, cook, dreamer, writer, mask, husband, uncle, player, athlete, rugby player, rugby coach, student again, humanist, philosopher and thousands other things. Adesso ho deciso di essere e di cominciare da Marco. Pertanto mi diletto con piacere a leggere, recensire e intanto amplio il mio Universo personale.

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