Buongiorno carissimi amici di Bottega, iniziamo l’anno ospitando un autore che abbiamo recensito lo scorso anno…

Stiamo parlando di Elia Giovacchini autore di Se questo è un libro, un opera che la nostra Arianna ha letto e di cui potrete trovare qui la recensione. Nel frattempo diamo un caloroso benvenuto all’autore e partiamo subito con la prima domanda…

Quando e perché hai deciso di scrivere questo libro?

Quando avevo tredici anni non c’era internet e i primi libri me li ordinava mia mamma tramite un catalogo di carta che ti faceva arrivare via posta i libri a casa, la prima cosa che mi ritrovai in mano a quel tempo fu un libro di Bergerac e uno di Shakespeare, dopo quelle letture avevo capito che solo scrivere mi faceva respirare, piangere e divertirmi con il pieno controllo dei desideri che intendevo realizzare: nella scrittura potevo riscattare la banalità della mia vita, la mia approssimazione, potevo rendere perfetto un luogo dopo averlo vissuto e fermarlo, e trovavo una meravigliosa eccitazione nello stare un intera mattina su una parola per poi cancellarla alla sera: scrivevo in onore delle emozioni e mai della storia, per me erano molto più importanti poiché il tempo non avrebbe mai potuto consumarle o renderle fuori moda, ma mai avrei pensato che sarebbero diventate un libro, fino a quando, in una piovosa notte d’inverno di quattordici anni fa, il mio migliore amico fu ammazzato da un pirata della strada a Firenze. Nell’ultimo giorno di coma prima che gli staccassero la spina gli sussurrai nell’orecchio che quelle storie surreali, quei pensieri senza recinti sarebbero diventati un libro, quello strano “coso senza conflitto” in cui da vivo aveva sempre creduto sarebbe stato pubblicato, e così è stato. Mentre una parte di me moriva ce ne era un’altra spaventosamente viva. Ho iniziato a viaggiare ininterrottamente per dieci anni e quando mi sono fermato per guardarmi indietro, la prima cosa che ho fatto è mantenere quella promessa. Il giorno che è uscito il libro, ho preso il motorino e sono andato sulla sua tomba e gli ho regalato quel libro, da quel momento non ho più messo di scrivere.

Perché hai scelto di usare il flusso di coscienza?

Perché è una tecnica narrativa che più delle altre mi consente di trascinare i riflettori del libro sulla rappresentazione dei pensieri cosi come si palesano nella mente, questo senza necessariamente far muovere i personaggi nello spazio fisico di una storia. Il flusso ha il sacro potere della profondità, del monologo e dell’intimità come forma di meditazione aperta e visionaria per chi legge. E’un sogno, e il sogno vive di logiche proprie, quasi teatrali. Un modo diverso di leggere dove chiunque diventa padrone di ogni parola che si fa concava di sensi e dalle quali tutti possono attingere in maniera popolare. Mi sembrava il modo più naturale per trasmettere una superstizione che si faceva toccare.. ma solo con il cuore.

Cosa hai voluto trasmettere con questo libro?

Che tutti possiamo avere delle ali se smettiamo di correre un attimo. La lettura non deve essere per forza lunga e difficile, può anche durare qualche frase se sai di avere un giardino in tasca nel quale tornare ogni volta. Volevo dimostrare che un oggetto inanimato come un libro non è necessariamente un contenitore di storie ma può diventare un vero e proprio sogno nel quale entrare e perdersi senza l’affanno di sapere come andrà a finire, che ogni pagina può essere un invenzione interminabile di se stesso nell’universo e che la letteratura in genere non si deve limitare allo stereotipo del libro classico ma che può anche uscire dai suoi angoli per andar a cercar cose nuove, anche a rischio di sbagliarsi e trovare emozioni nuove.

Cosa speri che rimanga ai lettori del tuo libro, a valle della lettura?

Vorrei risponderti con una domanda: Ti capita mai ti leggere un libro e sottolineare le parti o fare un un riccio a quelle che ti tirano uno schiaffo, che ti sorprendono indipendentemente dalla trama, da dove sei e da quello che stai leggendo? Ecco il mio regalo per ogni lettore sono quelle parole importanti e denudate di tutto tranne che della loro intimità utile. Se il lettore si affezionerà anche a una sola frase facendola sua, ponendolo di fronte a grandi domande piuttosto che a risposte banali, il libro avrà raggiunto il suo scopo.

Ritieni che tutti possono leggere e apprezzare il tuo libro?

Può essere letto da tutti ma non è detto che tutti l’apprezzino, il libro non avendo uno svolgimento cronologico può essere mal percepito all’inizio proprio perché rompe quest’abitudine: al posto dei capitoli ci sono però le stanze, che dopo un breve “ingresso” dove si trovano tutte le istruzioni su come approcciarsi a questo tipo di lettura, si aprono a un territorio dove tutto è possibile, tutto è incerto, e , allo stesso tempo, tutto ha la forza tremenda delle cose che, pur senza essere rivelate, sembrano farci cenni e segni perché andiamo a cercarle.

Chi deve leggere assolutamente “Se questo è un libro” e perché?

Deve leggerlo chi ha voglia di immaginare, chi ha desiderio di uscire, esplorare, emozionarsi e andare oltre il proprio personale cammino, deve leggerlo chi vuole sperimentare una lettura che si svolge nelle regole del pensiero e del Bit: ovvero in quella quantità minima di informazione generica che una parola ha tra le altre, per provocarci quel balzo di vita che dovrebbe fare del libro un esperienza eterna, ma soprattutto deve averlo chi vuole abbandonarsi ad un flusso della mente in cui è sempre unico protagonista chi legge. Deve iniziarlo chi non cerca di tradurre a tutti i costi ciò che vive, chi ha perso un amico, chi non ha viaggiato e vuole iniziare. Deve leggerlo chi non ha tempo di leggere ma quel tempo vuole ritrovarlo senza l’assillo di finirlo, proprio perché in questo libro la fine non c’è. Provare per credere.

Chi non deve leggere assolutamente “Se questo è un libro” e perché?

Questo è un libro che al contrario dei tempi moderni dove tutti s’improvvisano tuttologi e scopritori del Sacro Graal, genera domande più che risposte: se siete a caccia di sicurezze e di un personaggio in cui immedesimarvi questa lettura non è per voi, qua si entra nel sogno di 13 personaggi che si muovono in altrettante stanze, e da li, senza una fine, si entra nel subconscio dei personaggi non si mettono etichette alle emozioni: le riflessioni sono l’unico cuore e allo stesso tempo involucro di queste pagine. E’un libro sperimentale e come tale cerca una nuova tecnologia di parole, e so bene quanto è difficile cambiare un abitudine, soprattutto per tutti quei lettori a caccia di un genere preciso.

Perché hai scelto il titolo “Se questo è un libro”?

Andiamo subito al punto, non voglio nascondermi. Tutti noi abbiamo un ambizione speciale che indipendentemente dai fatti della vita, ci accompagna nei migliori highlights della nostra vita. Io volevo scolpire un monumento di virgole alla sacra elettricità dell’amicizia ma non avevo certezze ne un titolo per che quello che stavo scrivendo, ma soprattutto era davvero un libro? E se davvero lo fosse stato, gli altri come lo avrebbero percepito? Come autore sono sempre stato sciolto e a mio agio con un taccuino da sguainare come una sciabola tra le camere buie del mistero, e ho sempre messo una lunghezza a tutto ciò che descrivevo cercando sempre di muovermi sul territorio di quello spazio che riguarda tutti, abbandonando il tempo personale e le sue regole, per cercare un ritmo, una forma naturale di creazione che mi facesse sentir vicino a ciò che fisicamente non poteva esserlo, mi sono accorto che la distanza mi aiutava a definire la realtà con con maggiore magia se l’avessi cavalcata intensamente, cosi iniziai a viaggiare, cercando ossessivamente l’inizio di questo mio obbiettivo. Già dopo tanti anni e poche pagine pronte, mi resi conto che il mio libro più che raccontare chiaramente una storia, era uno svolgimento di nuvole e sensazioni intime che piovevano attraverso le figure sfocate dei miei personaggi. Andai avanti, sapevo di avere una bomba dentro e che se solo mi fossi fermato a cercare di disinnescarla attraverso le regole classiche della comunicazione non non avrei portato a casa quella promessa. Oggi mi ritrovo qui, al comando di questa biro, con un plotone di file Word pronti all’assalto e con la (non)storia di come un dolore, a volte, può emanciparsi in un orma di positivo, che sicuramente non avrà genere, ma ha cosi tante lacrime e speranza da far si che l’amicizia, ancora oggi, non possa essere sotterrata. Da questa mia domanda su che cosa fosse venuto fuori da queste 141 pagine e su che cosa davvero fosse un libro per definirlo tale, il titolo: “Se questo è un Libro”

Di cosa parleranno i successivi capitoli di questa trilogia?

Il prossimo capitolo sarà un libro di viaggio puro in un luogo remoto con molta terra, molta strada e molti pensieri volatili agganciati alla realtà contemporanea, sarà un diario colorato di spiriti buoni dove chiunque potrà viaggiare con il semplice piacere degl’occhi: più che un libro lo immagino come un amico. L’ultimo capitolo avrà invece la forma di un collage di reportage leggeri che concluderanno la trilogia con i migliori articoli, inediti e non, tratti dal mio blog e miei appunti di vita.

Hai in progetto di scrivere altri libri dopo la trilogia “Il nido di nodi”?

Si, finite le sperimentazioni nei vari stili di scrittura vorrei allontanarmi da ciò che ho fatto e cimentarmi finalmente, prima con un Romanzo e poi con una sceneggiatura: ho già sognato la fine e chissà che continuando a sognare non venga fuori anche il resto.

Elia Giovacchini.

www.nonletture.com

 

Bene direi che siamo arrivati alla fine di questa intervista, non vediamo l’ora di poter leggere altri tuoi scritti e speriamo vivamente che questo 2020 porti a tutti voi lettori tantissime bellissime opere da gustarsi.

Scritto da:

Arianna

Appassionata lettrice sin dall'infanzia, prediligo i romanzi storici e i saggi. Adoro l'Ottocento inglese e tutto ciò che lo riguarda. Le mie scrittrici preferite sono ovviamente Jane Austen ed Elizabeth Gaskell. Nonostante i miei hobby umanistici studio tutt'altro.