I bambini di Anna
Romanzo storico
Newton Compton Editori
3 marzo 2026
cartaceo e-book
352
Polonia, 1942. Dopo aver assistito alla distruzione della sua città, Anna Kowalski entra nella Resistenza polacca. Il suo compito è rischioso e vitale: far uscire il maggior numero possibile di bambini dal ghetto di Varsavia, attraverso i sotterranei e le fogne, per portarli in salvo. Durante una delle sue missioni, Anna incontra Johnnie Nowak, un pilota della RAF fuggito da un campo di prigionia. La sua presenza a Varsavia è pericolosa, così Anna lo aiuta a lasciare la città. Ma la sua lotta per la libertà subisce una brusca interruzione: catturata dalle SS, viene deportata nel campo di concentramento di Ravensbrück, dove l'orrore si fa ancora più profondo. Una guardiana nota come “La Bestia” si accanisce su di lei con violenza e crudeltà. Quando Anna viene trasferita in un altro campo, ritrova Johnnie. Uniti dalla speranza e dal coraggio, i due elaborano un piano di fuga che potrebbe costare loro la vita... o restituirgliela.
“Viviamo in un momento storico in cui salvare vite umane è un crimine e l’omicidio è legalizzato” da “I bambini di Anna” di Joanne Kormylo
“I bambini di Anna” di Joanne Kormylo (Newton Compton editori) è la storia di due vite che si incrociano poiché camminano sulla medesima strada: quella della giustizia e del coraggio. Si tratta dell’aviatore della RAF Johnnie Nowak e della giovane Anna Kowalsky. Siamo in Polonia negli anni Quaranta, l’occupazione nazista rende la vita delle persone estremamente rischiosa e pesante.
Quando si verificheranno rapimenti e deportazioni, Anna entrerà a far parte della Resistenza. Cercherà di portare in salvo più bambini ebrei
possibili passando attraverso i condotti fognari. Purtroppo i nazisti la scopriranno e la rinchiuderanno a Ravensbruck, dove subirà sevizie e umiliazioni da parte di una guardia: la bestia. Si tratta di una giovane particolarmente sadica di pochi anni maggiore di Anna. Anche Nowak è caduto nelle mani dei nazisti dopo una missione rovinosa. Quando entrambi riusciranno a liberarsi, si uniranno per fare finalmente giustizia.
“Guardò la sua immagine bagnata di lacrime nello specchio e promise a se stessa di fare tutto il possibile per aiutare la Resistenza”
L’autrice ha scritto questo romanzo ispirandosi all’esperienza del padre, aviatore militante nella RAF. Si è sempre portato dentro il dolore del vissuto di quell’epoca, in particolar modo quello derivante dai traumi subiti durante la prigionia. Non è mai riuscito ad aprirsi con i suoi cari manifestando i risvolti di un disturbo post traumatico. Poiché fu un valoroso soldato e un uomo coraggioso che rischiò la propria vita in nome di giustizia e liberà, l’autrice volle rendergli merito. Iniziò un’attenta ricerca leggendo il suo taccuino, visitando musei della guerra e soprattutto intervistando ex piloti della RAF e membri della Resistenza.
Il risultato è questo romanzo. Una storia forte ma molto coinvolgente, commuovente e dotata di coerenza con la realtà dal punto di vista storico. Ho scoperto con grande sconcerto che “la Bestia” è realmente esistita e aveva solo ventidue anni. Un’età bella poiché si ha tutta la vita di fronte, la si immagina, la si sogna e si gettano le basi per un progetto futuro. La Bestia, Irma Grese, invece pensava a brutalizzare altre donne in situazioni di precaria salute e fragilità.
“Anna scoprì presto che il blocco della notte e della nebbia era chiamato così perché la gente semplicemente scompariva nella notte e nella nebbia senza che nessuno ne sapesse nulla”
Anna Kowalski (attraverso il suo personaggio si rappresentano tutte le giovani coraggiose dell’epoca) ha diciassette anni. E’ polacca e la sua famiglia fa parte della Resistenza. Lei ha una grande passione per gli aerei e sogna giorno di pilotarne uno nel futuro. Nonostante il padre e il fratello cerchino di proteggerla in tutti i modi possibili, Anna vuole aiutarli perché è piena di ribellione nei confronti della crudeltà dei nazisti. E’ coraggiosa e ha un grande senso della giustizia. E’ dilaniata dal rimorso in seguito ad un evento che condizionerà le sue scelte di vita.
Johnnie Nowak è un pilota della RAF di origine polacca residente negli Stati Uniti con la sua famiglia. E’ un aviatore abile ed esperto, si mostra protettivo nei confronti della sua squadra della quale si sente responsabile. Crede nella libertà e nell’uguaglianza dei popoli e si ribella alle leggi e alla prepotenza dei nazisti, brutali usurpatori. Pensa alla propria sorella negli Stati Uniti che frequenta la scuola e partecipa alle feste con le amiche. Le giovani polacche e ebree invece devono nascondersi nel terrore di esser rapite e arrestate. Trova tutto terribilmente ingiusto e sente di dover fare qualcosa.
“La vita che conosceva era andata in frantumi durante l’assedio di Varsavia, per l’esattezza il 25 settembre 1939. Il lunedì nero. “
La trama si sviluppa sul medesimo piano temporale ma divisa in due percorsi diversi che s’incroceranno oltre la metà della storia. Il percorso di Anna e quello di Johnnie. Entrambi interessanti e assai movimentati, totalmente privi di staticità e carichi di tensione. Il ritmo è quindi rapido nonostante si tratti di una narrazione dettagliata, sia in merito agli stati d’animo dei personaggi, sia in merito all’ambiente in cui si muovono. Il linguaggio è semplice, di facile comprensione e lo stile si mantiene discretamente fluido.
I personaggi sono ben caratterizzati, non solo quelli positivi ma anche i loro antagonisti. E’ una storia che evidenzia alcuni fatti realmente accaduti dei quali ignoravo l’esistenza. Uno di essi è il rapimento di ragazzini polacchi cattolici dai tratti somatici nordici ed esteticamente graziosi. Lo scopo era quello di affidarli a famiglie tedesche che avrebbero dovuto crescerli come loro figli nell’ideale nazista, dimostrando la loro superiorità nei confronti dei coetanei ebrei. Avevo invece già sentito parlare di Ravensbruck, campo femminile per prigioniere politiche, e di ciò che vi succedeva all’interno.
“Condividevano un legame nato dagli orrori che avevano vissuto insieme, Un legame forte come quello di una famiglia”
Si narra anche di sentimenti forti come la solidarietà, la sorellanza e soprattutto una grande speranza nel futuro nonostante gli orrori del presente. La volontà dei protagonisti di fare giustizia e di costruire la vita alla quale hanno diritto, diventa più forte di qualsiasi timore. Questo è il movente della storia. Avrei però voluto che il cerchio si chiudesse per tutti i personaggi mentre per alcuni è rimasto socchiuso.
Amate le storie ispirate alla vita di persone realmente vissute e alle loro esperienze?