DaSempre & Persempre: i Classici

“Dasempre & Persempre”: un piccolo omaggio a Luis Sepulveda

 

“Fortunata, ti assicuro che sarai felice, e allora i tuoi sentimenti verso di noi e i nostri verso di te saranno più intensi e più belli, perché sarà l’affetto tra esseri completamente diversi”

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare ...

C’era una volta una gabbiana di nome Kengah, che immerse il becco nelle acque del Mare del Nord per catturare delle aringhe. Non sente però il grido di allarme dei suoi compagni, diventando così vittima di una delle tante maree nere di petrolio che devastano quelle zone. Con tutto ciò che le resta della sua forza, riesce a raggiungere la terrazza di una casa di Amburgo, dove trova un gatto, Zorba, suo unico abitante, in attesa del ritorno a casa dei suoi padroni dalle vacanze. Prima di morire, Kengah riesce a deporre un uovo e fa promettere a Zorbas tre cose: di non mangiarlo, di prendersene cura fino alla nascita del pulcino e di insegnare poi al pulcino a volare. 

Kengah muore e Zorba si impegna per mantenere le sue tre promesse. E per farlo, si serve dell’aiuto di quattro amici: Colonello, Segretario, Bubulina e Sopravento, tutti appartenenti ad una specie felina anonima, in quanto non citata dal noto Linnaeus.

L’aiuto dei quattro amici sarà indispensabile anche per difendere Fortunata (così sarà chiamata la cucciola di gabbiano) dagli agguati di un mondo crudele, dove altri gatti e alcuni topi vorranno trasformarla in un prelibato pranzetto. E per fare tutto ciò, Zorba farà di tutto, anche venir meno ai tabù propri dell’essere un gatto…

La gabbianella e il gatto: 5 insegnamenti di Sepulveda

Ho ritenuto indispensabile re-immergerci in una storia che, sono certa, ha accompagnato la nostra infanzia, la nostra adolescenza e (ne sono ancora più certa) la nostra età adulta. E ho ritenuto opportuno farlo nell’incontro di questa settimana con la rubrica “Dasempre & Persempre“, come omaggio ad uno scrittore che, fino agli ultimi giorni della sua vita, non ha smesso di essere punto di riferimento della letteratura moderna.

La Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare è, infatti, originariamente sottotitolata “per giovani dagli 8 agli 89 anni”, e mai sottotitolo è stata più coerente in un’opera. Sicuramente per il linguaggio, molto spesso tipico di un ottantenne che cerca di raccontare una storia ad un bambino che o di un bambino a cui, nella sua semplicità, basta dire “il giatto miagola” per intendere, in realtà, tutto un mondo di sentimenti diversi tra loro.

I gatti del romanzo di Sepulveda, infatti, chiedono, gridano, suggeriscono, ripetono, rimproverano, salutano, ordinano, si lamentano, indicano, rivendicano, insistono, riconoscono, si scusano, ma mai nel testo viene usato il verbo “dire” per far manifestare loro un pensiero (“…«Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante» miagolò Zorba. «Ah sì? E cosa ha capito?» chiese l’umano…”).

Ma il sottotitolo è inerente anche al messaggio che l’autore vuole comunicare, che va al di là di ogni tempo ed età.

Vola solo chi osa farlo”: Addio, Luis Sepulveda | Venti Blog

Curiosa è la presenza di personaggi femminili nel romanzo. Gli unici, oltre a Fortunata (sulla cui decifrazione del sesso i nostri amici gatti si sono molto impegnati!), sono Kengah, la mamma gatta di Zorba e Bubulina; e sono, certamente, personaggi secondari, anzi, alcuni di loro quasi superflui.

Ma qual è il motivo che imprime questa storia nei nostri cuori?

A prescindere dalla varietà di linguaggi che coesistono nel racconto e dalla tendenza più o meno maschilista dell’autore, ciò che rileva alla massima potenza è il messaggio insito nella storia. Una storia che, letta per la prima volta o riletta, commuove, emoziona e insegna.

È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo.

Ogni personaggio di Sepulveda, seppur animale, è lo specchio di una determinata psicologia umana. Sembrano tutti uomini della nostra realtà, ma con le fattezze di un animale. E in loro sono presenti l’amore profondo e puro che un genitore può provare verso i propri figli, la cura verso la loro crescita ed educazione, la loro protezione dal nemico, sempre in agguato e pronto a “macchiare” la purezza di questo amore.

E non dimentichiamo di Kengah, la gabbianella, che pur di mettere in salvo la propria creatura, utilizza l’ultima parte delle forze che le rimangono non per sopravvivere ella stessa, ma per permettere al suo uovo di vivere al suo posto.

Messaggi e insegnamenti che solo un classico di tale portata può comunicare ai nostri cuori.

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.

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