DaSempre & Persempre: i Classici

“Dasempre & Persempre”: Shakespeare e le stelle. L’astronomia in Re Lear

“Magnifica trovata dell’uomo puttaniere, quella di mettere i suoi istinti da caprone a carico d’una stella”

Re Lear, I.2

 

*** Oggi la rubrica “Dasempre & Persempre” avrà come protagonisti, ancora una volta, Shakespeare, e il nostro recensore Arianna, appassionata di classici della letteratura italiana e straniera ***

 

L’astronomia (dal greco: astronomia, composto di astron [astro] e nomos  [legge]) è la scienza che studia l’aspetto, la forma, le dimensioni dei corpi celesti, e i loro moti reali e apparenti, nonché le leggi che li governano.

L’astrologia (dal greco antico: astrologhía = aster / astròs [stella] e logos [discorso] è una disciplina priva di fondamento scientifico che utilizza gli astri per determinarne i presunti influssi sul mondo terreno e in base a essi prevedere avvenimenti futuri o dare spiegazione di fatti passati rimasti sconosciuti.

Queste due discipline totalmente diverse, potremmo dire diametralmente opposte, per molti secoli sono state invece considerate due facce della stessa medaglia.

Dall’antichità fino al XVII secolo col termine astrologia si indicava tutta l’astronomia, di cui le previsioni astrologiche erano considerate una branca, quella che indicava le conseguenze sugli eventi umani risultanti dalla posizione e dal moto degli astri. L’astronomo/astrologo di corte era difatti tenuto a studiare il moto dei pianeti con l’obiettivo di fornire i suoi oroscopi.

Ed è per questo motivo che le opere del passato sono ricchissime di riferimenti astronomici e dei loro presunti effetti sul comportamento degli esseri umani. King Lear ne è un perfetto esempio.

Nell’atto I, scena 1, Re Lear, rivolgendosi a sua figlia Cordelia, dà prova della sua fervente convinzione che la vita umana dipenda interamente dagli influssi astrali:

E così sia! La tua sincerità sia dunque 

la tua dote: e infatti, per i sacri raggi

del sole, per i misteri di Ecate e della notte,

per tutti gli influssi delle sfere

per cui esistiamo e cessiamo di esistere,

qui io ti ripudio ogni mia cura paterna […]

 

Poco dopo, nell’atto I scena 2, leggiamo le parole di Gloucester:

Queste recenti eclissi del sole e della luna non ci promettono niente di buono. Sebbene la scienza della natura possa farle apparire, in un modo o nell’altro, razionali, tuttavia la natura si vede colpita dai seguenti effetti: l’amore si raffredda, l’amicizia si interrompe, i fratelli di dividono. Nelle città, sommosse; nelle nazioni, discordia; nei palazzi, tradimento; e si spezza il vincolo tra figlio e padre”

Anch’egli convinto del fatto che gli eventi del cielo influenzano le vicende umane, visione condivisa anche da Kent, che sul finire dell’opera, nell’atto IV –  scena 3, riferendosi alle tre figlie di Lear si esprime in questo modo:

          Sono le stelle, le stelle lassù,

          a governare la nostra condizione. Altrimenti

          la stessa coppia non potrebbe generare

          frutti così diversi”

A contrapporsi a questa visione, con un pensiero più razionale è Edmund, che nel celebre monologo afferma:

“Ecco la mirabile stupidità del mondo: quando le nostre fortune decadono – spesso per gli eccessi del nostro stesso comportamento – rendiamo colpevoli dei nostri difetti il sole, la luna e le stelle, come se fossimo delinquenti per necessità, sciocchi per coercizione celeste, furfanti, ladri e traditori per il movimento delle sfere, ubriaconi, bugiardi e adulteri per obbedienza forzata all’influsso dei pianeti – e tutto il male che facciamo è dovuto all’imperativo divino. Magnifica trovata dell’uomo puttaniere, quella di mettere i suoi istinti da caprone a carico d’una stella. Mio padre si accoppiò con mia madre sotto la coda del Drago e la mia natività ebbe luogo sotto la Ursa major: ne consegue che io sono sensuale e lascivo. Cristo! Sarei stato quello che sono anche se a far l’occhiolino alla mia bastardaggine fosse stata a stella più virginale del firmamento”.

I riferimenti agli astri sono disseminati in tutta l’opera e la natura stessa nel suo insieme gioca un ruolo fondamentale negli eventi.

La tempesta che infuria durante tutta la durata degli eventi ne è un chiaro esempio. Resta difficile affermare con certezza quale fosse il pensiero di Shakespeare sull’astrologia, ma mi piace pensare che la sua mente brillante e razionale la condannasse e che nelle parole di Edmund siano in realtà nascoste le sue.

 

Appassionata lettrice sin dall'infanzia, prediligo i romanzi storici e i saggi. Adoro l'Ottocento inglese e tutto ciò che lo riguarda. Le mie scrittrici preferite sono ovviamente Jane Austen ed Elizabeth Gaskell. Nonostante i miei hobby umanistici studio tutt'altro.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: