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Dasempre & Persempre: Recensione di “Due sulla Torre” di Thomas Hardy, Fazi Editore

Due sulla Torre Book Cover Due sulla Torre
Thomas Hardy
Classico, narrativa
Fazi Editore
18 aprile 2013
Ebook e cartaceo
334

Abbandonata dal marito, un ricco proprietario terriero, Viviette Constantine si innamora di Swithin St. Cleeve, di ben nove anni più giovane di lei, bellissimo, colto e gentile figlio di un curato di campagna. Swithin è un astronomo e lavora in cima a una torre dove trascorre tutto il suo tempo a studiare gli astri e i fenomeni celesti.

Il romanzo – ambientato nella campagna dell’amato Dorset – narra la storia del loro amore, che si sviluppa in un intreccio intinto nelle forti passioni del genere “sensazionale”: morti presunte, adulterio, matrimoni segreti, angosciosi patemi riguardo alle convenienze sociali, gravidanze inopportune, nozze riparatrici, cuori spezzati da dolori cocenti e felicità improvvise.

Al tempo della prima pubblicazione furono proprio questi elementi della trama, ritenuti peraltro poco congrui con la letteratura “seria”, a far sì che il romanzo attirasse numerose critiche negative e accuse d’indecenza.

In seguito, l’evolversi dei costumi ha permesso di apprezzare nuovamente il delicato equilibrio o il voluto contrasto tra il troppo umano delle vicende sentimentali dei protagonisti e la sublime freddezza dei corpi celesti studiati da Swithin con tanta passione e di ascrivere questo romanzo, il nono, fra i migliori della produzione di Hardy.

 

“Ma il tempo è poco e la scienza infinita…”

 

Per la rubrica Dasempre & Persempre, Arianna, oggi, recensisce per noi un classico degno di nota

 

Sullo sfondo della verdeggiante e pittoresca campagna del Dorset, verso la fine dell’Ottocento, due anime incompatibili, per età e ricchezza, sfidano le norme sociali dell’epoca. Esattamente come l’autore del romanzo.

Thomas Hardy non ha davvero bisogno di presentazioni, ma quest’opera necessita di essere contestualizzata. Pubblicato nel 1882, “Due sulla Torre” fu aspramente criticato. I contemporanei di Hardy lo giudicarono un libro sconvolgente, ripugnante e immorale. E come biasimare una mente vittoriana che si trovi davanti una storia d’amore, tra un giovane dalle umili origini e una ricca signora di dodici anni più grande? O una storia che mette in luce più difetti che pregi degli uomini di Chiesa? O ancora, la storia della ribellione di una donna e del suo tentativo di rinascere, dopo anni di privazioni e costrizioni, impostale dal marito?

Per un vittoriano, fatto e finito, è semplicemente troppo. Lo sa bene anche Hardy, che non a caso ci lascia con un finale perfettamente coerente con i principi della sua epoca, seppur profondamente infelice per i protagonisti. E no, non è uno spoiler: oltretutto è risaputo che, con Hardy, la felicità non è proprio dietro l’angolo. Ma allora perché leggere questo romanzo? Perché è un capolavoro, un concentrato di bellezza e pathos che non si trova tanto facilmente tra le pagine di un libro, a meno che non si abbia a che fare con un autore di questo spessore.

“A condurla lì, adesso, era stato il semplice desiderio di trovare qualcosa da fare, un desiderio che accompagnava perennemente la sua vita bizzarramente solitaria. Il suo stato d’animo era tale che avrebbe accolto qualsiasi suggerimento, pur di cacciare in qualche misura un’ennui che rischiava di ucciderla. Sarebbe andata bene persino una disgrazia”.

L’incontro tra l’infelice Lady Constantine (Viviette) e il brillante astronomo Swithin St. Cleeve è una vera e propria fatalità. Il sentimento tra i due crescerà lentamente, ma diventerà sempre più profondo. L’amore di Viviette è maturo, consapevole, quasi materno per la sua generosità; mentre quello di Swithin è un amore acerbo e a tratti ingenuo. Per uno come lui, che ha sempre avuto il naso all’insù, tra le stelle del firmamento, senza mai cimentarsi in questioni terrene, si tratta di un sentimento completamente nuovo, che accoglie con la semplicità di un bambino. Ed è con questo spirito che affronterà tutti gli ostacoli che, sin da subito, gli si presenteranno sul cammino.

Per la protagonista non sarà invece così, perché lei aveva previsto tutto sin da subito. Viviette è stata sempre profondamente consapevole delle conseguenze cui sarebbe andata incontro, assolutamente conscia che le sarebbe stato quasi impossibile un lieto fine, ma nel suo stato d’animo, come ci suggerisce il narratore della storia, persino una disgrazia sarebbe stata ben accolta.

Viviette si ribella alle regole del suo tempo; ad una clausura impostale da un marito egoista, che pare ancora vessarla dall’aldilà; ad un fratello che vorrebbe vederla risposata per interesse, così da potersi sistemare egli stesso; ad una società che priva le donne, specialmente quelle non più nel fiore degli anni, dell’amore e della vitalità di cui invece hanno ancora bisogno. È questa la sua vittoria più grande.

“Partirono insieme verso Urano e i misteriosi confini del sistema solare; dal sistema solare verso una stella della costellazione del Cigno, la stella fissa più vicina del cielo settentrionale; dalla stella del Cigno ad altre ancora più lontane; e, da qui, fino al più remoto astro visibile, finché Lady Constantine si rese conto del pauroso abisso che avevano colmato grazie a una fragile linea di visione”.

L’astronomia è un elemento chiave della storia e Hardy dà prova di esserne abbastanza esperto, descrivendo minuziosamente, attraverso la voce del narratore e quella di Swithin, le caratteristiche del cielo settentrionale e meridionale.

Le stelle, nel buio silenzioso dell’abisso in cui abitano, contrastano con gli abitanti del mondo terreno, sempre alle prese con problemi, all’apparenza, insormontabili, ma infinitamente piccoli, se guardati da una prospettiva più grande. La morale, le regole sociali, i problemi del quotidiano, nulla di tutto ciò ha senso se consideriamo di far parte di qualcosa di molto più vasto del nostro raggio di visione.

Per questa ragione Swithin, uomo di scienza, sembra quasi non comprendere i timori di Viviette e ignorare totalmente i problemi in cui verrà coinvolto. Ma sebbene la nostra mente sia in grado di vagare in ogni dove, grazie alla scienza, i nostri corpi sono ben saldi su questo pianeta e alcuni problemi vanno affrontati, soprattutto se coinvolgono persone a cui temiamo. Questo Swithin è parso dimenticarlo, almeno secondo il mio punto di vista, lasciando Viviette sola nella battaglia.

Tra colpi di scena, bellissime descrizioni del cielo stellato, e un’abbondante dose di pathos, “Due sulla Torre” risucchia il lettore nell’abisso profondo dell’Universo e nelle difficili dinamiche sociali dell’età vittoriana. Un libro imperdibile per gli estimatori dell’autore e per gli amanti dei classici in generale, ma caldamente consigliato anche a chi voglia avvicinarsi alla narrativa hardiana per la prima volta.

Vi siete già cimentati con questo autore? Vi piacciono le storie ricche di pathos?

Buona lettura a chi vorrà!

Arianna

 

L’autore

Thomas Hardy nacque nel 1840 in un piccolo villaggio del Dorsetshire. Lavorò come apprendista di un architetto ma coltivò sempre la passione per la letteratura. I suoi romanzi più famosi sono: Via dalla Pazza Folla, La Brughiera, Il Sindaco di Casterbridge, Tess dei D’Urbervilles e Jude l’Oscuro.

Appassionata lettrice sin dall'infanzia, prediligo i romanzi storici e i saggi. Adoro l'Ottocento inglese e tutto ciò che lo riguarda. Le mie scrittrici preferite sono ovviamente Jane Austen ed Elizabeth Gaskell. Nonostante i miei hobby umanistici studio tutt'altro.

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