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“Dasempre & Persempre”: la psicologia e la modernità de “Il giocatore” di Dostoevskij

 

“Persino mentre vado nella sala da gioco, appena sento, a due stanze di distanza, il tintinnio del denaro sparso, quasi perdo le convulsioni”

Le dipendenze rappresentano le malattie della psiche umana, e non solo al giorno d’oggi. Sono sempre esistite, in modo più o meno latente; sono state oggetto di studio e di analisi nel corso dei secoli; sono state spunto per opere letterarie e artistiche.

Oggi, in occasione del nostro appuntamento settimanale con la rubrica “Dasempre & Persempre“, ci confronteremo su un classico della letteratura russa che, oltre ad approfondire il tema della dipendenza (nello specifico, dal gioco d’azzardo), ci consente di addentrarci in una dimensione psicologica umana che, tutt’oggi, è presente nella società. Sto parlando de “Il giocatore” di Fedor M. Dostoevskij.

Dostoevskij pensò ad una storia sul gioco d’azzardo già nel 1863, ma solo nel 1866 questa idea si concretizzò. Ma, essendo egli stesso un giocatore d’azzardo, per pagare i suoi debiti scommise i diritti di pubblicazione di tutte le sue opere passate e future, compreso “Il giocatore“. In particolare, l’autore scommise che avrebbe completato questo nuovo romanzo entro 30 giorni.

Il lavoro fu completato entro la scadenza prevista. Eppure, il romanzo non dà la sensazione di essere stato un lavoro scritto in poco tempo e in fretta. I personaggi, infatti, sono stati realizzati con una certa maestria e dovizia di particolari, le loro relazioni risultano essere complesse e tumultuose, e non manca il riferimento a temi impegnativi, quali ad esempio il patriottismo o la dimensione nazionale in cui l’opera è ambientata.

Il gioco d’azzardo attraverso gli occhi di un giocatore

La lettura de Il giocatore ha la qualità di attrarre il lettore alla storia indipendentemente dalla sua volontà. Si viene introdotti nel mondo del gioco della roulette e nella natura compulsiva del giocatore d’azzardo, che brama un altro “colpo” perché pensa che il prossimo sarà diverso, che potrà vincere il prossimo round e recuperare ciò che ha appena perso.

 

Il protagonista è Aleksèj Ivanovich, tutore di una famiglia russa che vive in Germania in preda ad una forte crisi finanziaria, tale da portare tutti i componenti a volere inconsciamente e consciamente la morte della ricca nonna russa per soddisfarsi sull’eredità e sanare tutti i debiti contratti. Ma non tutto va secondo i loro desideri…

Si sovrappongono due piani di gioco d’azzardo nel romanzo di Dostoievskij: quello fisico e quello metaforico, associabili rispettivamente ad Aleksèj e proprio alla nonna, anche lei giocatrice di roulette, a tal punto da perdere tutta la sua fortuna prima di passare a miglior vita. Infatti, mentre la dipendenza della nonna si basa soprattutto su eventi esterni, quali il volersi vendicare dei propri familiari che la volevano morta, mettendo in pericolo e perdendo tutto il suo denaro, quella di Aleksèj si basa sui meccanismi della psiche che si rapporta in modo ossessivo alla roulette.

Oh, gente soddisfatta: con che superba vanità sono pronti quei chiacchieroni a pronunciare le loro sentenze! Se sapessero sino a qual punto capisco io stesso tutto quello che c’è di disgustoso nella mia situazione presente, non gli si muoverebbe la lingua per farmi la lezione.
…La questione è che basta un giro di ruota perché tutto cambi, e questi stessi moralisti vengano per primi (ne sono sicuro) con degli amichevoli scherzi a rallegrarsi con me.

Per le tematiche e il modo in cui queste sono state trattate, Dostoievskij è stato considerato il precursore dell’analisi psicologica dei personaggi letterari, che esplode agli inizi del ‘900, come sappiamo, con Freud. Invero, non senza qualche differenza: se penso a Freud, infatti, mi sovviene subito alla mente l’inconscio e il fatto che questa dimensione sconosciuta che giace nell’essere umano lo veicola inconsapevolmente nelle scelte e negli atteggiamenti. Se penso, invece, al “sottosuolo” di Dostoievskij e ai suoi personaggi, non vedo l’inconscio, ma un dissidio interiore che termina con una scelta che il personaggio fa tra ciò che è bene e ciò che è male. Una scelta che, per quanto “malata” e frutto di una dipendenza, è comunque dettata dalla volontà di voler agire in un determinato modo.

E qui, credo, possiamo ravvedere anche la modernità di questo autore, che ha portato le sue opere (tutte) a diventare Classici della letteratura russa: l’analisi psicologica dei personaggi al fine di indagare nelle loro menti, osservare il processo di dipendenza in tutte le sue fasi e ricercare il modo giusto per reagirvi. Perché “Domani, domani tutto finirà!“, non basta!

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.

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