DaSempre & Persempre: i Classici

“Dasempre & Persempre”: Il “misterioso” sonetto 94 di Shakespeare

They that have power to hurt, and will do none…

Come vi avevo promesso in uno dei passati articoli su Shakespeare, oggi vi presento quello che è il mio Sonetto preferito, composto dal drammaturgo inglese.

Il Sonetto 94 fa parte dei sonetti dedicati all’amore dello scrittore per un giovane che, dai poemi, sappiamo essere inaffidabile, in quanto pronto ad abbandonarlo e a non adempiere alle sue promesse. Esso è spesso considerato il più sconcertante dei sonetti per le sue numerose metafore e costruzioni, ben distanti dal consenso accademico.

Per comprendere correttamente il sonetto, è prima necessario analizzarne la sua struttura. I versi da 1 a 8 contengono quello che possiamo considerare l’argomento principale: il soggetto appartiene a quella categoria di persone impassibili, fredde, difficili da tentare, ma “privilegiate” per il loro autocontrollo, che gli permette di “godere delle grazie del cielo e preservare i beni di natura dallo spreco”. Risulta difficile comprendere se essere “impassibili” e “freddi” costituisca qualcosa di positivo o di negativo. Non è mancato, infatti, chi ha sostenuto che le parole del poeta, in particolare ai versi 7 e 8, contengano una sottile accusa di falsità e disprezzo per le doppie facce che il “signore” può avere.

  1. Chi ha il potere di ferire e non fa nulla,
  2. chi non fa ciò per cui a tutti sembra nato,
  3. e turba gli altri, restando lui di pietra
  4. freddo, imperturbato, lento a farsi attrarre,
  5. lui giustamente gode le grazie del cielo,
  6. e preserva i beni di natura dallo spreco.
  7. È lui il signore dell’aspetto che possiede,
  8. gli altri, solo attendenti della sua eccellenza.

Al verso 9, invece, lo scenario cambia bruscamente con l’introduzione di una nuova metafora sul “fiore dell’estate”, che diventa il protagonista. Il poeta osserva che l’estate considera il fiore “caro” anche se al fiore ciò poco importa, in quanto “vive e muore per sé solo”. Addirittura se questo fiore dovesse corrompersi, l’erba più “vile” avrebbe comunque più dignità. Forte critica del poeta al fiore (forse immagine del suo amato) o compassione verso colui che è invece impotentemente condannato all’egoismo?

All’estate è caro dell’estate il fiore
anche se vive e muore per sé solo,
ma se quel fiore si guasta e decompone,
lo vince in dignità l’erba più vile.

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© Zoran Milich
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Field of Easter Lilies

Questo sentimento è ripreso nei versi di chiusura, che richiamano il noto detto latino Corruptio optimi pessima, nel senso che il migliore diventa il peggiore, quando corrotto”. Si intrecciano, qui, la classe privilegiata delle prime due quartine al dolce e indifferente fiore della terza. Altra difficoltà di interpretazione: i “gigli” riprendono il “dolce fiore” del verso 9 e, di conseguenza, “ciò che è più dolce” altro non è che l’agire dell’amato che diventa “vile” oppure Shakespeare conclude il suo sonetto con una riflessione generale?

Ciò che più è dolce irrancidisce agli atti
e, marci, i gigli san peggio delle erbacce.

Shakespeare non parla in prima persona, ma utilizza un linguaggio completamente impersonale, come se volesse prendere le distanze dai sentimenti per cui si sente emotivamente vulnerabile. Forse non è in grado di sopportare l’idea che il suo “giusto signore” possa diventare la peggiore delle erbacce.

Le metafore del Sonetto 94 sono complesse, intrecciate e alquanto ambigue, e forse proprio questo era l’intento del poeta: dare vita ad una sorta di indovinello che avrebbe lasciato il lettore in balia delle sue interpretazioni sul messaggio comunicato. E così, il sonetto può apparire diviso in due parti completamente sconnesse tra loro o, al contrario, in stretta correlazione. E il filo conduttore è sempre lui, l’amore.

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.

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