“Tutte le famiglie felici sono uguali e ogni sfortunata è infelice a modo suo”

Ecco l’incipit di Anna Karenina, uno dei capolavori della letteratura russa, noto ai meno anche come “principio di Anna Karenina“, studio scientifico in base, per essere felici in famiglia, basta il raggiungimento di determinati obiettivi (quali ad esempio la sicurezza economica, l’assenza di litigi, il benessere fisico), ma non mancano comunque cause di infelicità, che possono variare da un nucleo familiare all’altro.

Romanzo di Lew N. Tolstoi del 1878. Anna Karenina rappresenta un classico della letteratura mondiale, e proprio per questo sarà oggi il protagonista della rubrica “Dasempre & Persempre“. E non a caso, quando Tolstoj muore, una nazione piange per quello che è probabilmente il più grande uomo letterario della Russia.

Le due fondamentali caratteristiche del suo lavoro sono sicuramente un grande virtuosismo nel cambiamento delle prospettive narrative e una descrizione dettagliata dei personaggi. Crea personaggi distintivi, anche se, come in “Guerra e pace”, vengono introdotte diverse centinaia di persone diverse. Questo non basta per togliere una identità propria a tutti i personaggi individuati. Generazioni di scrittori lo hanno invidiato per questo dono.

E con lo stesso dono, ha dato vita a Anna Karenina, la storia di una donna che sceglie l’amore e un marito noioso, che alla fine pagherà con la morte le sue scelte.

L’arte di Tolstoj e Anna Karenina

Egli crea persone “reali” attraverso mezzi letterari (e consentitemi un paragone in questo al mio amato Shakespeare). Ciò lo rende davvero uno dei grandi maestri del realismo. Dopo aver letto i suoi romanzi e le sue narrazioni, il lettore “conosce” la Russia come se fosse vissuto con i suoi personaggi per alcuni mesi.

Tuttavia, sussistono alcuni aspetti di Anna Karenina che si allontanano dal modello classico seguito dallo scrittore russo. Tolstoy è solito variare leggermente lo stile realistico della narrazione a seconda del personaggio e della situazione, il che è insolito quando si usa un narratore onnisciente, che “governa” la storia narrata.

Quanto a contenuto e struttura, Tolstoi combina due stili narrativi, dando l’impressione di un grande realismo. In realtà, racconta due romanzi in uno. La storia dell’adulterio di Anna Karenina ha come sfondo la vita urbana dell’élite russa. Diversamente, la vita di Konstantin Levin rappresenta la vita di campagna russa. Si assiste ad un passaggio dagli aristocratici ai servi, ma non solo. La visione del mondo di Levin, le sue discussioni con gli altri, il suo rimorso e le sue teorie agrarie progressiste rappresentano una vera controparte della storia dell’adulterio.

L’unione tra aspetti ideologici e filosofici in Anna Karenina non è una novità in Tolstoj, soprattutto se si pensa a Guerra e pace, dove lunghe digressioni storico-filosofiche si insinuano nella narrazione romantica. Ma, soprattutto, non costituisce un punto debole del romanzo (che invece potrebbe rappresentare). Stranamente, infatti, il ​​lettore si trova dinanzi un mondo immaginario “completo”, perché il collegamento strutturale tra i diversi elementi è attuata in modo più che magistrale.

Un autore non deve letteralmente descrivere “tutto”, essendo sufficiente descriverlo abbastanza. E in pochi, come Tolstoj, hanno capito come destreggiarsi tra questi meccanismi di ricezione psicologica.

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