Ci sono copertine che si guardano e copertine che ti fermano.
Quella di Doppio Gioco, il nuovo romanzo di Lorraine Parisi, appartiene decisamente alla seconda categoria.
È il primo contatto con una storia che non ha bisogno di spiegarsi subito. Basta uno sguardo per percepire la tensione, per intuire equilibri fragili e qualcosa che preme sotto la superficie. La cover non racconta, non anticipa, non svela: suggerisce.

Osservandola, si ha la sensazione di trovarsi davanti a un gioco fatto di regole precise e confini ben tracciati, almeno all’apparenza. I contrasti visivi e l’atmosfera generale trasmettono forza e controllo, ma lasciano spazio a un’emozione pronta a emergere.
C’è sport, c’è competizione, ma soprattutto c’è relazione. Un legame che sembra muoversi sul filo sottile tra ciò che viene mostrato e ciò che resta nascosto. La copertina parla proprio di questo: ruoli da interpretare, immagini da difendere, sentimenti che non possono essere ignorati.
Doppio Gioco si presenta così, con una cover che è una promessa silenziosa. Non dice cosa succederà, ma lascia intendere che nulla sarà semplice e che ogni scelta avrà un peso.
È una soglia, un primo passo dentro una storia che chiede solo di essere scoperta, pagina dopo pagina.
