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BLOGTOUR: “Quando il fine non giustifica i mezzi” – Due domande a…

 

Bentrovati carissimi Bottegai, oggi abbiamo il piacere di ospitare la terza tappa del libro “Quando il fine non giustifica i mezzi“, la prima raccolta di racconti firmato dai redattori del sito libri.iCrewPlay.com e curato dalla responsabile Maura Radice!

 

 

 

E la nostra tappa prevede qualche piccola domanda ad alcune delle autrici di questi bellissimi racconti… per cui partiamo subito e diamo spazio alla nostra curiosità…

Cominciamo con Alessia Baraldi, complimenti per il dolcissimo racconto, mi ha fatto tornare indietro nel tempo… quando raccontavo le fiabe ai miei bimbi. Secondo te una doppia morale, come nella tua storia, è di facile comprensione per una bimba di quattro anni? 

“Grazie per i complimenti. Sono molto contenta dell’apprezzamento che questo racconto sta ottenendo, perchè ero molto titubante sul risultato finale. È il mio primo scritto ad essere pubblicato e avevo paura di non reggere il confronto con i racconti delle mie colleghe, che hanno più esperienza di me in campo editoriale.
È difficile rispondere alla prima domanda. Io non ho compiuto studi pedagogici e non ho alle spalle una lunga esperienza di lavoro con i bambini, per poter dare un risposta certa, però credo che loro possano trarre più di una morale da una favola. Non ne sono consapevoli, perchè i bambini non si interrogano sul significato delle storie come fanno gli adulti. Loro ascoltano ciò che a loro piace e in silenzio assimilano. Se l’insegnameto è stato recepito, lo si vedrà solo in futuro, quando cresceranno e si ritroveranno in una situazione simile, che sapranno affrontare grazie alla morale della favola. Se tutto questo processo di apprendimento è possibile, allora è possibile che anche una storia dal doppio significato possa essere capita.

Hai mai pensato, visto che ti riesce molto bene, di scrivere veramente un libro di favole per bambini, ma non nel senso classico, ma come questa raccontata interagendo con il narratore (il papà in questo caso)?
No, non ho mai pensato di scrivere un libro di favole come quella contenuta in questa raccolta. Potrebbe essere un progetto interessante da realizzare prossimamente, chissà che non ci provi…”

Benissimo, proseguiamo con Erika Zappoli…

Erika, l tuo racconto mi ha fatto arrabbiare. Ti spiego. Una trama carina, anche se non nuova, ben raccontata e ben strutturata. Perchè non utilizzarla per un romanzo?

Grazie per il suo commento, anche se mi dispiace averla fatta arrabbiare. La storia di Luce e Sebastian era un po’ che mi girava in testa, quando mi è stato proposto di fare un racconto che avesse come tema “il fine non giustifica i mezzi” ho pensato che potesse essere la storia giusta. Potevo scriverci un romanzo? Forse sì, ma ho preferito inserirlo in questa raccolta di racconti, dove ognuna di noi ha scritto con il cuore.

Il duplice comportamento di Sebastian mi ha lasciato perplessa. Non ho compreso se soffre di bipolarismo o se questo “doppio” è stato fatto per creare un po’ di movimento alla storia. Mi illumini per favore???

L’atteggiamento scostante di Sebastian, è dovuto al fatto che si è innamorato di una sua studentessa ( o almeno lo pensa fino a che non scopre l’inganno ) e quindi è pericoloso per lui e la sua carriera. Questo lo fa arrabbiare e cerca di tenere Chiara/Luce lontano e la tratta nel modo peggiore possibile per evitare che si innamori di lui. Quando poi scopre la bugia è ancora più arrabbiato, ma anche sollevato. Può lasciarsi trasportare dall’amore e provare a conquistare Luce.
Grazie ancora per i commenti.
Erika

Interessante…

Ma ora la nostra curiosità passa a Pina Sutera, sono sincera, ho fatto fatica a comprendere il tuo racconto, probabilmente è troppo “impegnativo” per me che amo leggere per svagare la mente. Ne approfitto per chiederti una spiegazione: siamo di fronte a una tripla personalità? E se sì chi è la terza?

Leggere sicuramente serve per svagare la mente ed alleggerire certe giornate o periodi della vita in cui si ha bisogno di evasione. Ma leggere serve anche ad aprire nuovi orizzonti, a comprendere o tentare di farlo, altre vedute o punti di vista. Il mio racconto, è la storia di una rinascita, o almeno questo è stato il mio intento. E se hai letto la dedica penso sia molto chiaro. Detto questo, le due personalità della protagonista, vengono “uccise” per dar vita ad una terza, una nuova creatura da definire, non a caso il racconto finisce con le parole ‘il resto, tutto il resto è da definire’. E, non altrettanto a caso, la frase conclusiva tratta da una poesia di Rainer Maria Rilke ‘Non so ancora se sono un falco, una tempesta o un grande canto”.

E arriviamo a due nostre care conoscenze… Stefania Guerra e Maura Radice.

Stefania la  prossima domanda è per te, intanto volevo dirti ben ritrovata! Bella dedica ??. Hai deciso di affrontare un tema, purtroppo, molto attuale: la violenza sulle donne. Parafrasando il titolo della raccolta: il fine non giustifica i mezzi, ritieni che il comportamento  di Margherita sia giustificabile (da madre penso che se vedessi mia figlia in quelle condizioni opterei per la tortura)?

Ciao, e grazie! è un piacere risentirti! Dunque, hai notato la dedica, e ti ringrazio… ovviamente il racconto è dedicato a mia figlia, che in sintesi rappresenta tutte le generazioni future di donne… e a Luca Martorana, un editor collega ma soprattutto un buon amico; ho deciso di inserire anche lui nella dedica non soltanto per rendere omaggio alla sua professionalità e alla nostra amicizia, ma anche per dare un immediato messaggio positivo: non tutti gli uomini, fortunatamente, sono malvagi come il protagonista del mio racconto. ed eccoci al dunque: ho scelto questo tema, quello della violenza sulle donne, non tanto perchè è (purtroppo, ancora) in auge, ma perchè lo sento particolarmente “mio”. Quando mi è stato presentato il tema della raccolta, “Quando il fine non giustifica i mezzi…” appunto, ho pensato immediatamente a questa storia e alle modalità con le quali si sarebbe potuta sviluppare la trama e ho deciso che la mia volontà sarebbe stata quella di trasmettere un messaggio ben preciso.

La sofferenza di margherita giustifica i gesti che lei compie?

Ad un primo esame, ogni persona di coscienza risponderebbe “no”. Ma, ad una riflessione più attenta, valutando gli ultimi eventi, ho voluto portare il lettore a pensare a quali conseguenze questa ingiustizia diffusa potrebbe portare: ergo, la difesa fai-da-te: una provocazione. Ma che potrebbe far riflettere la massa sulle atrocità che vengono commesse ogni giorno nei riguardi di molte donne, di molti deboli. Spero di essere riuscita a suscitare una qualche linea di pensiero in quersto senso. Ma l’impostazione della tua domanda mi fa ben sperare.

Chi è Viola Innocente?

Viola innocente, nella realtà, non è nessuno. è un gioco di parole. Margherita è la madre, e dà alla luce una figlia femmina, che porterà il nome di un fiore come appunto la madre. Inoltre viola è anche il nome di Franca Viola, la prima donna che, in italia, si rifiutò di darsi in moglie al suo stupratore come “riparazione” del danno subito. Fu uno degli inizi delle battaglie che le donne portarono in piazza per far valere i loro diritti.
Chi leggerà questo nome e cercherà su internet vedrà la storia di questa coraggiosa donna, che dette forza a tante altre per potersi ribellare al potere decisionale maschile che vigeva (e per certi versi vige ancora) in questa nostra società, che tanto ha ancora da imparare e, soprattutto, da insegnare alle nuove generazioni.

Oh, ci fa molto piacere sentir nominare uno dei nostri recensori nella dedica al tuo racconto Stefania, e siamo d’accordo con te, Luca è davvero un uomo da stimare!

Ma passiamo all’ultima domanda, e la riserviamo alla nostra carissima amica Maura Radice…

Ciao carissima Maura, ben ritrovata. Premetto che noi ci siamo conosciute per caso e solo virtualmente ne “La bottega dei libri”. Nel tuo racconto poni una domanda: Ma cosa può lasciare un rapporto virtuale? Ecco ora la stessa domanda la pongo a te.

Ciao Cristina è con immenso piacere che rispondo alla tua domanda e, non me ne volgano i lettori, soprattutto che rispondo a te.
Cosa può nascere da un rapporto virtuale. Tu lo sai, senza che io ti risponda. Quanto abbiamo chiacchierato senza esserci mai incontrate, quante volte abbiamo discusso di libri e interviste? Il rapporto virtuale può essere vero e sincero e sfociare in una bella amicizia. Per quanto riguarda il mio racconto, che dire. Ti faccio una domanda. Questo Luigi esiste o è virtuale?
Passiamo oltre… ma sì, passiamo oltre.

Dopo l’esperienza a quattro mani di “Eterno” con Cristiana Meneghin ora ti ritroviamo a curare la redazione di una raccolta di racconti. Due esperienze completamente diverse. Ti chiedo un pregio e un difetto di ciascuna delle due.

Scrivere a quattro mani con Cristiana Meneghin mi ha molto divertita e a sei mesi dall’uscita di Eterno ti posso dire che lo rifarei solo con una storia che mi stimoli molto, è molto faticoso. Curare Quando il fine giustifica i mezzi è stata una bellissima esperienza che rifarei anche subito. Crea una sinergia tale che non potresti mai pensare possa arrivare da persone che… pensandoci bene potrebbero anche non essere quelle delle foto che mostrano sui social.

Bene la nostra tappa si conclude qui, ne approfittiamo per salutare tutte le autrici del libro “Quando il fine non giustifica i mezzi” e ricordiamo a tutti i lettori che nei prossimi giorni seguiranno le ultime due date di questo stupendo Blogtour con  i blog Libera_Mente e 500 sfumature di libri, mentre se volete scoprire le precedenti tappe potete raggiungerle ai seguenti blog Il mio mondo di libri  e Il Labirinto dei libri.

 

I molteplici impegni famigliari (ho due figli stupendi oltre ad un marito e a un cane) mi hanno sottratto per un lungo periodo ad una delle mie più grandi passioni: la lettura (oltre alla pallacanestro -amore questo condiviso con mio marito, allenatore, e mio figlio, arbitro, che ci ha portato a creare una nostra società dove ricopro il ruolo di presidente). Ora complice un infortunio che mi costringe a diradare i miei impegni fuori casa (non posso guidare) sono “finalmente” riuscita a riprendere un libro in mano! Il fato, insieme ad un post di Kiky (co-fondatrice de “La bottega dei libri” che conosco da oltre 20 anni) pubblicato su Facebook han fatto sì che nascesse la mia collaborazione con “La bottega”, collaborazione che quotidianamente mi riempie di soddisfazione.

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