Benvenuti alla penultima tappa del Blogtour organizzato da “La Bottega dei Libri” per il romanzo DarkFantasy, “La Bambina senza Cuore” scritto da Emanuela Valentini ed edito da Watson.

 

 

Supponiamo che ormai siate a conoscenza di molti particolari o che abbiate deciso di leggerlo, pertanto sarà più facile condividere con voi quest’ultimo tratto.

Avrete visto che ogni capitolo comincia con un’incipit sotto il titolo, ebbene trattasi di poesie di grandi autori del passato come Byron, Keats, Whitman, Percy B. Shelley o con brevi estratti di testi filosofici o simili. Un ottimo modo per parlare all’animo del lettore, visto che ogni poesia sussurra alla parte sensibile di ciascuno di Noi e rappresenta in ogni caso una condivisione culturale sinceramente apprezzabile.

C’è poi il tema della Morte, depauperato e scarnificato, privato della sua componente terribile e misteriosa, che viene “vissuto” con leggerezza. Accosto appositamente termini dissonanti e inconciliabili, proprio per rimarcare come dentro un fantasy possiamo decidere di trovare tanto di più di un semplice racconto fantastico ed evasivo. Parlando con le persone – vi sarà capitato sicuramente – questa tematica mette molto in difficoltà perché probabilmente impaurisce. Un altro modo di vedere la cosa è che non sembra una bella idea pre-occuparsi ( cioè prendersi in carico di una cosa in anticipo ) finché non diventi impellente o necessario. Anche questa è una bella filosofia di vita… o di morte… ma a parer mio oltre ad essa può esserci anche una sorta di continuazione o qualcosa di simile. Appelliamola magia, resurrezione, reincarnazione, Inferno-Purgatorio-Paradiso… ognuno ha la possibilità di cercare la miglior spiegazione che lo faccia stare il più sereno possibile, perché di questo si tratta. Che dopo quel passaggio lì ci sia vuoto, buio, pace o altro… non lo sapremo fino al momento fatidico, ovviamente, ma almeno possiamo decidere come arrivarci.

Altro spunto pittoresco su cui riflettere, può essere inoltre l’idea con cui la morte di Lola si manifesta come una non-vita, priva di emozioni, calore o sensazioni.

Vi piace come proposta o vi aspettate che sia diverso? E che dire di chi, noi compresi, vive la sua vita, ma senza emozioni, con sofferenza, con molto malessere, con apatia, freneticamente, cupi, tristi… quella è Vita? O è un pre-pensionamento anticipato? La gioia, l’Amore, l’entusiasmo e tutte le emozioni belle e positive a cui stiamo pensando in contrapposizione, a me non danno la stessa idea, mentre voi cosa ne pensate?

Altro spunto che desidero condividere con voi, è quello della Tradizione. È un fattore importante e molto centrale, soprattutto nelle piccole comunità rurali, perché permette di tramandare il sapere, le abitudini, i costumi e via dicendo, di generazione in generazione. C’è anche l’importanza della trasmissione dei valori correlato a questo… ma a nessuno di voi è mai venuto da pensare che questa trasmissione o ripetizione continua, anziché assumere la forma di una spirale evolutiva, possa invece manifestarsi come una catena o una prigione al di fuori della quale è difficile uscire? Perché a me è successo molte volte di riflettere su questa tematica e mi scopro sempre diviso in due. Da una parte vedo chiaramente l’importanza di avere un background, ma ne vedo anche l’impronta che rimane sulla mia personalità … e mi immagino come potrebbe essere una persona che riceve il “nuovo”, l’”innovazione”, sin dalla più tenera età. Riuscite ad immaginare insieme a me quale libertà o genialità potrebbe Essere quell’essere umano?

In fin dei conti, se torniamo alla storia che Emanuela ha scritto, in essa la risoluzione del problema avviene attraverso un atto innovativo. Tutto ciò che vi è di giusto da cercare sta nello spezzare una catena. Lo trovo un bellissimo spunto su cui riflettere e spero che qualcuno di voi, dopo aver letto le mie parole, decida di soffermarsi sulle emozioni o le riflessioni che hanno prodotto.

Continuo con un altro paio di idee, poi prometto di terminare, ma è bello prendersi la libertà di esprimersi… è un po’ come aprire un cancello e in questo momento non mi va proprio di richiuderlo, perciò scusatemi, ma ho bisogno di cogliere questo attimo.

Così come ho necessità di portare la vostra attenzione ( che è poi anche la mia ovviamente ) sul tema della Verità. È importante per voi la verità?

 

 

Per me tantissimo… la cerco sempre? Tante volte lo faccio, ma scavare oltre le apparenze, oltre se stessi, oltre la maschera che abbiamo costruito per interfacciarci con il mondo, con gli estranei, con gli amici, con la famiglia… quella è ricerca di sé , quella è la Verità più importante che dobbiamo trovare. È facile? È difficilissimo!

Fa male? Terribilmente doloroso, almeno all’inizio… ma sarebbe bello riuscire a scoprire il nostro vero IO, sepolto sotto anni di macerie, sofferenze e traumi. E se poi non piace? A me sicuramente piacerà. Se agli altri non dovesse andare a genio qualcosa della mia vera personalità, sarebbe un problema, ma nulla di irrisolvibile. Un problema nasce dalla necessità di ampliare il range delle soluzioni a disposizione, non è solo una scocciatura anche se tradizionalmente non siamo abituati a vederla in questo modo. Modernamente questo skill è il Problem-solving, uno strumento straordinario che ciascuno di noi ha a disposizione e con un po’ di esercizio ed allenamento può migliorarci le giornata e la vita con uno sforzo veramente minimo.

Come sono arrivato a questo? Attraverso la rappresentazione teatrale a cui Nathan assiste… soffrendo intimamente, struggendosi, piangente. Vedere la realtà senza filtri come spettatore, cambiando Punto di Vista, può far male… ma da dentro le cose sono diverse che da fuori. Il giovane, dopo aver visto la verità, la accetta, la accoglie e decide di agire responsabilmente per modificare ciò che non è più disposto ad accettare.

Lo sapevate che proprio per quanto è importante vedere le vicende da esterni, i Greci in antichità, partecipavano numerosi agli spettacoli teatrali? E per di più, la giornata lavorativa di un artigiano veniva risarcita dallo Stato, affinché quella persona potesse spendere la sua giornata a teatro. Intuite perché?

 

Concludo con un’ultima cosa.

La simbologia del Cuore, che rappresenta tradizionalmente la sede dei sentimenti e soprattutto del Cor-aggio ( Agire = agère, con il cuore ) , viene risemantizzata in questo romanzo, perché la protagonista Lola riesce a manifestare il suo destino, anche “coraggiosamente”, nonostante il suo cuore non alberghi più all’interno del suo petto. 

Ha avuto una sorte di seconda occasione, sta vivendo un extra-time e solamente due cose permettono questo: o la magia o la religione. E in effetti i confini fra le due materie si assottigliano spesso, al punto che in alcuni frangenti è proprio difficile distinguere cosa appartiene a cosa. In questo caso però facciamo risalire il tutto ad un evento magico… grazie a questo infatti Lola ha la possibilità di equilibrare le cose con il suo debitore, ipoteticamente anche subito. Ma ovviamente se così fosse stato, Emanuela non avrebbe scritto un romanzo e l’umanità non avrebbe le difficolta relazionali e sociali che manifesta. 

LOL – SAD

Tornando all’utile che possiamo ricavare dal racconto, è molto importante il concetto di responsabilità legato all’evento che riguarda la morte della bambina, perché questo diventa la causa della sospensione sia dei Morris che dell’innocente. L’ardore e la genuinità di Nathan, giovane e puro, riporteranno le cose ad un naturale equilibrio… lui avrà la possibilità di agire Coraggiosamente e fare la cosa giusta, non solo come valore morale, ma intendo dire come realizzazione di sé. È evidente che solo e solamente lui, quel Morris fra tanti, poteva fare una cosa così importante e rivoluzionaria… e solo lui poteva essere il giusto attore per quella parte principale.

Cosa sto cercando di dirvi? Beh ciascuno può leggere ciò che desidera nella sua vita e nei libri che sfoglia, ma ricordatevi che sempre e comunque potete decidere di essere la versione migliore di voi stessi…. Potete essere la realizzazione del miglior capolavoro della vostra vita. 

Ebbene, quanti di voi si ritrovano nelle riflessioni che ho condiviso?

Penso che da ogni stimolo che ci giunge, possano nascere fiori bellissimi e importanti.

Sono semi che stiamo scambiando fra di noi e possiamo decidere liberamente cosa farne  : piantarli o lasciarli. 

A questo punto ciascuno di noi può decidere se guardare dentro quell’Universo che la nostra interiorità o se guardare fuori. Qualunque cosa decideremo, sarà ovviamente la cosa giusta, ma forse non la migliore.

Termino con un suggerimento : vi ricordate la Maieutica di Socrate? Ragionate con voi stessi, confrontatevi e domandate tanto.

Grazie per il tempo condiviso e Buona lettura.

Scritto da:

Marco Chabod

I was a student, an adolescent, an idealist, a Fury, a young man, a nephew, a son, Anger, Lover, baker, barman, waiter, cook, dreamer, writer, mask, husband, uncle, player, athlete, rugby player, rugby coach, student again, humanist, philosopher and thousands other things. Adesso ho deciso di essere e di cominciare da Marco. Pertanto mi diletto con piacere a leggere, recensire e intanto amplio il mio Universo personale.