“Rapita” di Nicola Rocca è un thriller dal ritmo incalzante che mi ha appassionato dall’inizio alla fine!
Le tematiche affrontate sono diverse e di grande interesse.
Partiamo dal titolo “Rapita”: intorno a questo grave e delicato tema ruota principalmente il romanzo.
“Se avere un figlio è una delle emozioni più belle che la vita ci possa offrire, perderlo deve per forza costituire la peggiore delle tragedie.”
Si parla di un doppio rapimento. Uno avvenuto nell’immediato futuro, in quanto il racconto è ambientato nel mese di settembre del 2025. Ed uno avvenuto tempo prima nel 1989.
Entrambi i rapimenti coinvolgono delle bambine. In un caso una neonata e nell’altro una bambina delle elementari. Certamente traumatico per ambedue, ma più sentito e scioccante per una ragazzina che realizza cosa le sta accadendo.
È giusto non informare i figli, anche se piccoli, degli eventuali pericoli?
Se non sono a conoscenza di certi fatti, come possono prestare attenzione? Forse, in questo modo, non si fa il loro bene.
A volte i genitori, distratti da preoccupazioni quotidiane, non si accorgono nemmeno di ciò che i loro figli possano vedere o ascoltare.
È molto importante la tematica dell’ascolto e del dialogo con i bambini proprio per evitare loro di mettersi in situazioni spiacevoli o pericolose.
“I bambini che non riescono a non farsi prendere dall’uomo col furgone bianco sono salvi. È in quel momento che lui sceglie il prossimo bambino” – Nicola Rocca
Nel romanzo viene affrontato anche il tema dell’uomo nero che, soprattutto negli anni ’80, veniva spesso citato per scoraggiare i più piccoli a mettersi nei guai senza, peraltro, spiegare loro il reale pericolo.
Si parla anche della stanchezza delle neo mamme che arrivano a sera distrutte e del loro unico pensiero di stendersi, chiudere gli occhi e non riaprirli fino al mattino successivo.
Ma se, in quel frangente di tempo, accadesse qualcosa di inconcepibile?
Nicola Rocca racconta della ferocia che una madre esausta non sa nemmeno di possedere, ma che riesce a far uscire quando si trova a dover difendere la vita della propria piccola. Pensiamo alla conseguente inimmaginabile angoscia di un genitore quando realizza che suo figlio, la sua vita, è stato rapito.
Ma quali sono i motivi che spingono a rapire un bambino?
Ricatto oppure vendetta o qualcosa di più inquietante?
“Una bambina rapita. Piccola, un anno. Erano svariati i motivi che potevano spingere un malintenzionato a rapire un minore.”
Viene affrontata la tematica di quelle angoscianti 24-48 ore, durante le quali è necessario trovare il piccolo. L’autore sa esprimere molto bene, con il suo stile scarno e asciutto, quell’orologio immaginario che sembra correre così veloce.
Nicola Rocca ha dato risalto anche ai sentimenti, ai dubbi e alle angosce di chi ha messo in atto il rapimento e anche di quelle del genitore del sequestratore.
Ricordiamoci che gli anni dell’infanzia sono forse i più importanti per formare il carattere. Sono quelli che determineranno le scelte future.
“Odiosa. Dura. Eppure, il commissario intuiva che quella prepotenza e quell’arroganza altro non erano che una corazza che la donna indossava per evitare alla sofferenza di travolgerla.”
Altri temi interessanti vengono trattati nel corso della narrazione.
La rabbia che si prova ad esseri chiusi in una struttura per infermità mentali. Il desiderio di voler fuggire provando a distruggere quei vetri infrangibili, utilizzando ogni mezzo a disposizione.
“Quella finestra non le piaceva. D’accordo le permetteva di guardare fuori e fantasticare sulla propria libertà, ma al tempo stesso le dava una vana speranza.”
Inoltre il tema straziante dell’infanticidio, che forse è ancora peggiore del rapimento. Soprattutto quando la morte sopraggiunge a causa delle percosse di un genitore, con la complicità o l’indifferenza dell’altro.
Il protagonista del romanzo, Roberto Marazzi, è uno scrittore.
Attraverso il suo personaggio, Rocca ci svela la frustrazione di dover rispettare le scadenze; ricorda che la creatività e l’ispirazione non escono a comando. E la realtà, a volte, nel vissuto di uno scrittore tende ad intrecciarsi con la fantasia.
Un messaggio che si cela nel racconto è quell’ammonimento, spesso ignorato, di non parlare con gli sconosciuti. Un monito forse sopravvalutato perché si ha la convinzione, errata, che a noi non possa accadere nulla!
Inoltre un messaggio, o meglio, un consiglio dell’autore è quello di attendere perché le cose inaspettate si possono rivelare perfino migliori di quelle che si erano programmate.
“Trascorrevi un sacco di tempo a porti sempre le stesse domande, quasi inutilmente. Poi, un giorno, quando meno te lo aspettavi, il tempo ti forniva tutte le risposte.”

Mi chiamo Alessia. Sono un’insegnante di matematica e inglese. Vivo in provincia di Pavia. Adoro leggere (soprattutto gialli), fare yoga e cucinare.