Primo piano sul cadavere Book Cover Primo piano sul cadavere
Darkside
Léo Malet
Giallo
Fazi Editore
28 maggio 2020
cartaceo
92

Cosa ci fa Nestor Burma in uno studio cinematografico, tra le mani di un truccatore russo che riesce a rendere il suo volto irriconoscibile? Sta lavorando, naturalmente: ha bisogno di celare la sua identità per poter sorvegliare e proteggere il suo cliente del momento, il noto attore Favereau, che ha ricevuto misteriose minacce di morte. Burma sospetta che la star del cinema abbia abusato fin troppo del suo fascino di tombeur de femmes, inimicandosi il padre di una ragazza sedotta e poi abbandonata, morta nel tentativo di abortire. Ma il nostro non avrà il tempo di verificare le sue intuizioni, perché l’attore muore improvvisamente sotto i suoi occhi. Il lavoro di sorveglianza, per cui Burma era stato assoldato, è stato interrotto da cause di forza maggiore, ma il detective parigino non può certo abbandonare la missione senza aver fatto chiarezza: deve trovare l’assassino, in una caccia serrata tra le insidie del set cinematografico, dove ogni oggetto potrebbe trasformarsi nell’arma di un delitto.
Primo piano sul cadavere, finora inedito in Italia, mette in scena la primissima indagine di quello che diventerà il detective più geniale di Parigi: gli affezionati potranno trovare un Burma alle prime armi e i nuovi lettori avranno un’ottima occasione per imparare a conoscere un protagonista inconfondibile del noir europeo.

 

Signori e signore,

è con immenso dispiacere che cala il sipario sul giallo finora inedito in Italia Primo piano sul cadavere; ma ora che l’assassino è stato scovato può dirsi conclusa l’indagine di un Nestor Burma alle prime armi nelle cattive acque del crimine parigino.

Siamo all’ultimo appuntamento del Blog Tour organizzato da Fazi Editore per uno dei giallisti più apprezzati dagli amanti del genere noir francese, Léo Malet.

Il romanzo in questione racconta una rocambolesca e spassosa avventura poliziesca su un set cinematografico: tra attori, macchinisti, truccatori e costumisti, il detective privato Burma metterà alla prova il suo fiuto investigativo alla ricerca della pista giusta che lo porterà dritto alla risoluzione del delitto.

C’è chi già conosce il sarcasmo e la parlantina dell’investigatore Burma e chi come me lo scopre solo ora. In entrambi i casi, il lettore si troverà davanti un novellino del mestiere e a questo punto non ci resta che guardare più da vicino il protagonista e la schiera di personaggi che gli ruota attorno.

I personaggi

Nessuna descrizione diretta per Nestor Burma e a svelarne l’estro disinvolto e gioviale sono i dialoghi, ma in particolare i commenti dello stesso investigatore su tutto ciò in cui si imbatte. La narrazione è in prima persona, dunque, la prospettiva è quella dell’investigatore, nient’affatto parco di aggettivi nel descrivere le altre comparse della storia. Dal regista Naudot affascinante del tipo gentile al macchinista dai baffi bianchi, dalla costumista muta come una capra all’accessorista nano e calvo, dalla barista fotogenica e dalle sue posture vamp al truccatore slavo dalle guance costellate di couperose e i suoi baffi ingialliti.

Basta uno sguardo e Nestor Burma lancia un’istantanea precisa e curata del suo interlocutore, che trova immediatamente collocazione nello spazio della finzione narrativa e al contempo nell’immaginario del lettore. Un’immediatezza unica, frutto del genio di Malet altrettanto utile a definire la scaltrezza e la scioltezza del suo alter ego poliziesco protagonista del racconto.

 

L’unico indizio materiale che si concede al lettore è la pipa, fedele compagna delle acute riflessioni di Burma sin dalle prime pagine; ma ben presto nell’orbita del detective si insinuerà un simpatico intruso, il reporter Marc Covet.

«Lei è giornalista?» «Al Crepuscole. Un giornale che vedrà moltiplicarsi le vendite se il caporedattore non mi caccia fuori prima che io abbia potuto dimostrare quanto valgo…» Scoppiai a ridere. «Posso fornirle gli elementi per un articolo. Scopriremo ben presto che non esiste una sola vera comparsa in giro. Perché anch’io sto recitando la mia parte…e la mia è una recitazione al quadrato…sono detective privato» «Beh – esclamò – Ma allora siamo colleghi!»

Di qui, scatta una collaborazione sinergica tra i due. E come ogni giornalista che si rispetti, Marc Covet è ossessionato dal profumo sensazionale dello scoop; così affiancherà il detective ad ogni suo passo con fare scattante ed energico senza mai abbandonare le battute sarcastiche e le risate fuori luogo.

Fuori luogo, soprattutto, in presenza del commissario Petit-Martin, altro pezzo da novanta. Uomo di polizia tout court, pragmatico fino all’osso tanto risoluto e di poche parole quanto precipitoso e sommario nelle indagini.

«Perfetto. L’ho fatta cercare per ascoltarla e adesso non posso lamentarmi, vero? Prevedo per lei un bel avvenire, Nestor Burma. Lei sarà anche agli inizi ma conosce già le astuzie del mestiere e assomiglia curiosamente ai suoi colleghi con i capelli bianchi. Lei è davvero abilissimo a parlare, parlare, senza però dire nulla. Smettiamola un po’ con queste inezie, d’accordo? Mi piacerebbe avere una conversazione seria»

Sin dal primo incontro con Burma, si intuisce l’indole concreta del commissario, che come il detective si lascia andare al riso, conservando, però, un atteggiamento risoluto che contrasta simpaticamente con il fare meditativo e prolisso dell’altro.

Da ultimo, il medico di polizia, senza nome come tutte le altre comparse, altresì buffo. Recita una parte minore rispetto ai tre personaggi centrali, ma emana una luce tragicomica che non mi ha lasciata indifferente. Ormai da vent’anni ripeteva nella routine del suo lavoro le stesse battute senza più riuscire a riderne e, come non rideva delle sue, non coglieva l’ironia altrui mantenendo un tono lugubre. L’unico evento a distoglierlo dall’apatia è un nuovo cadavere; allora, comincia a fischiettare.

E un sonoro plauso va a tutto l’entourage macchiettistico del racconto, che carica di un’ilarità non troppo marcata gli stereotipi del genere giallo, strappando un sorriso divertito al lettore.

L’autore

Léo Malet, l’anarchico conservatore, come amava definirsi, è uno dei padri del romanzo noir francese. Nato al numero cinque di Rue du Bassin, a Montpellier, figlio di una sarta e di un impiegato, rimane prestissimo orfano. È il nonno, bottaio e grande lettore, che si prende cura del nipote e a sedici anni Léo Malet si trasferisce a Parigi in cerca di fortuna. Per qualche tempo il suo vicino di casa è Prévert, uno dei suoi migliori amici Aragon. Si sposa con Paulette Doucet e insieme fondano il Cabaret du Poète Pendu. Dopo una dura esperienza in un campo di concentramento nazista, nel 1941 inizia a scrivere polizieschi firmandosi con svariati pseudonimi. Nel 1943 pubblica 120 Rue de la Gare con cui esordisce la sua creazione narrativa più celebre, l’investigatore privato Nestor Burma e con lui Malet riscuote i primi consensi di pubblico, anche attraverso successive trasposizioni cinematografiche, una serie televisiva (1991-1995) di 85 episodi e l’adattamento a fumetti.

 

Scritto da:

Marica Di Pietro

Amo la lettura praticamente da sempre, amo i suoni che produce, le storie che crea e le emozioni che evoca.

Non posso fare a meno di scrivere che è il mio pane quotidiano e adoro correre. Non faccio maratone ma mi deletto con lo squash e nel tempo libero sforno crostate.

Che altro dire? La Bottega dei libri è una delle cose belle capitate negli ultimi tempi.