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BLOG TOUR: “L’altro” di Thomas Tryon, Fazi Editore – 4 Tappa: I Personaggi

L'altro Book Cover L'altro
Thomas Tryon
horror, thriller psicologico
Fazi Editore
11 marzo 2021
cartaceo, ebook
263

Holland e Niles Perry sono gemelli identici di tredici anni. Molto legati, tanto da poter quasi leggere il pensiero l’uno dell’altro, ma anche molto diversi: Holland, audace e dispettoso, negli occhi una luce sinistra, esercita il suo carisma sul fratello Niles, gentile e remissivo, desideroso di compiacere gli altri, il tipo di ragazzo che rende orgogliosi i genitori.

Hanno da poco perso il padre in un tragico incidente e vivono in una fattoria del New England con la madre e la nonna.

Le giornate estive in campagna sono lunghe e noiose ma la fantasia multiforme dei ragazzi è un’arma efficace, che si alimenta di oggetti preziosi custoditi gelosamente in una vecchia scatola di latta, assi che scricchiolano e orecchie tese a percepire passi misteriosi, spettacoli macabri inscenati in cantina e vecchie storie che sembravano

 

 

“Così uguali, eppure così diversi. Ricordò come reagivano a “fare il gioco”; quel “transfert” quasi mistico che lei aveva scoperto da ragazza e insegnato loro. Così diversi, Niles un figlio dell’aria, uno spirito gioioso, ben disposto, cordiale, affettuoso, la sua indole si rispecchiava anche nel suo viso: tenero, allegro, premuroso. Holland? Di nuovo qualcosa di diverso. (…) Holland era il figlio della terra, silenzioso, guardingo, chiuso in se stesso, intrappolato da segreti non condivisi. Ardentemente desideroso di affetto, ma incapace di darne, così misteriosamente introverso.”

La caratteristica del doppio connaturata nella figura dei gemelli è sicuramente, in narrativa, uno dei temi più affascinanti ed intriganti. Gli sviluppi di trama e personaggi possono spaziare nella produzione di prove di diversi generi, grazie soprattutto alla adattabilità del concetto di dopplegänger. In particolare, nel romanzo di Tryon, L’Altro, il potenziale di questa figura è declinato in modo magistrale e il risultato è una storia horror che sconfina nel thriller psicologico, carica di tensione, in un vortice di raccapriccianti morti sospette, dove il tema della pazzia si associa alle fragilità emotive dell’adolescenza.

Pertanto partendo da questo presupposto, analizzeremo, quale quarta tappa del blog tour, i personaggi della vicenda: figure che rappresentano un elemento di assoluto rilievo in questo gioiello poco conosciuto, almeno in Italia, della produzione letteraria di Tryon.

Si tratta, infatti, di un romanzo dalle atmosfere che sembrano apparentemente normali, ma che si rivelano, a mano a mano che si procede nella storia, oscure; dove i personaggi e la loro caratterizzazione psicologica sono l’ingrediente principale per ottenere lo stesso effetto che potremmo provare entrando in un labirinto di specchi: un gioco dove la suspense cresce di pari passo all’angoscia del perdersi tra immagini speculari e allo stesso tempo diverse. Non a caso, i due gemelli protagonisti del racconto sono due individui sorprendentemente distinti, tanto da avere una data di nascita diversa (sono, infatti, nati a cavallo tra due giorni), ma sotto certi aspetti sono l’uno il doppio dell’altro.

La tensione narrativa del romanzo, ossia ciò che ci tiene incollati alla pagina, è un’atmosfera di attesa, presente sin dalle prime righe quando si percepisce che qualcosa non quadra. Un “sospeso” che, abilmente, Tryon ci permette di cogliere nel racconto, che si avvita intorno alla crescente sequenza di morti violente che avvengono in casa Perry e nel vicinato.

Questo qualcosa nasce proprio dalla voce del narratore, che introduce le tre parti del romanzo e a cui spetta la sorprendente rivelazione finale. All’inizio non sappiamo chi egli sia, anche se ci parla direttamente con un tono cinico e fascinoso, seppur inquietante, per condurci dentro alla storia, con le sue osservazioni e la sua capacità mimetica di nascondersi dietro alle sue parole. Si intuisce che questa voce è una presenza essenziale alla vicenda, nonostante al momento appartenga ad un uomo rinchiuso in un istituto; un osservatore quasi “poetico” della limitata realtà che lo circonda e il cui unico rapporto con gli altri è rappresentato dalle chiacchiere che scambia con l’anziana Miss DeGroot. Ma è l’ossessione che dimostra per la macchia di umidità sul soffitto ad essere il codice di accesso alla storia: una macchia, infatti, che conduce direttamente ad un’altra simile sul soffitto della camera dei gemelli Perry, Niles e Holland, i protagonisti della vicenda che ha avuto luogo nei caldi mesi estivi, in un paesino del Connecticut, negli anni ’30, e la cui storia viene raccontata in terza persona, dal punto di vista di Niles.

Le due voci, quella del narratore e la voce in terza persona, creano uno stacco che ci dà l’impressione di avere sufficienti informazioni per conoscere i due tredicenni, i quali vivono nella casa di famiglia insieme alla madre, che passa la maggior parte del tempo in camera, dopo la tragica morte del marito, schiacciato dalla botola della cantina delle mele; alla carismatica nonna Ada e agli zii e il cugino Russel, trasferitisi nella fattoria dei Perry dopo la tragedia, nonché ad un uomo di fatica, Leno Angiolini, e alla domestica.

Mentre scopriamo il carattere schivo, solitario ma premuroso e servizievole di Niles, attraverso i suoi dialoghi con la nonna e con la madre, è Holland quello che appare essere, in particolare nei pensieri del fratello, il gemello più spietato e cinico; quello capace di impiccare nel pozzo il gatto della nonna, un ragazzo sfuggente che molto spesso lascia solo il fratello senza preoccuparsene troppo.

È indubbio che Niles subisca il fascino di Holland e che senza di lui si senta incompleto, soffrendo per i suoi frequenti allontanamenti. Il loro rapporto, stranamente carente in confidenze (Niles trova Holland “strano, rigido, distante. Spesso reticente, meditabondo. Di un’indole cupa”), è giocato in particolare sulla loro capacità percettiva: Niles sa che Holland riesce a leggere i suoi pensieri, in quanto elemento più scaltro della coppia (“Holland è astuto come Achille”), mentre, non a caso, Holland continua a rivolgersi a lui con la stessa frase “tu sei pazzo”. Forse per tale motivo, Niles è sempre alla costante ricerca di approvazione da parte di Holland e diventa significativo il modo in cui vengono descritti entrambi:

Holland, Cristoforo Colombo, Niles l’equipaggio; Holland, Fu Manchu, Niles il fido tirapiedi; Holland Carlomagno, Niles mai Ronaldo, ma il testimone dello sposo, il paggio, il valletto.

Sappiamo, dunque, che tipo di rapporti ci siano tra Niles e gli altri abitanti di casa Perry, ma non conosciamo gli esatti rapporti di Holland con gli altri… una mancanza che non passa inosservata. E, seppure la descrizione fisica dei due fratelli sia minima, è il volto di Holland quello che sembra osservarci dalla pagina e che, una volta descritto, rivela la sua personalità.

Gli occhi brillavano distanti e vitrei come quelli di un gatto nella notte. Grigi come quelli di tutti i Perry, seri e infossati sotto una massa di capelli schiariti dal sole, erano stranamente inclinati agli angoli sotto scure sopracciglia oblique, e talvolta davano a certe espressioni casuali un che di curiosamente orientale”.

Ma per capire i due gemelli, bisogna tenere in considerazione l’altro personaggio che è, inconsapevolmente, il detonatore di tutta la vicenda: la nonna materna Ada Vedrenya, nata e cresciuta in Russia, ma emigrata in America per seguire il marito e trasferitasi a Pequot Landing per aiutare la figlia. Ormai anziana, ma circondata da un alone di magia, rimane pur sempre una donna attiva, energica, seppur piegata dai dolori dell’età. Ada Vedrenya porta con sé, e condivide con i nipoti, le sue storie di quando era a servizio presso una nobildonna russa, la sua passione per l’aria aperta e per i fiori, i girasoli in particolare; una donna, in breve, che ha una percezione extra sensoriale molto spiccata e che trasmette ai nipoti, grazie al “gioco”, una specie di esercizio di immaginazione e di transfert, che evoca un sesto o settimo senso, come lo chiama Niles, e che sarà la causa dei tragici avvenimenti nella famiglia dei Perry.

Sia i gemelli che Ada, ma anche Alexandra, la madre di Niles e Holland, annebbiata dal dolore e dall’alcool, che non è in grado di arginare la tragedia che si abbatte sulla famiglia, sono personaggi che hanno una loro struttura grazie alla presenza, a loro associata, di oggetti che diventano il mezzo per definire le loro caratura e che, nella costante apparizione in vari momenti della storia, alimentano nel lettore l’inquietudine e l’angoscia. Ad esempio, l’oggetto che definisce Ada è la spilla a forma di mezza luna, che indossa nei momenti topici della storia, e con la quale ferisce il volto di Niles; per Alexandra si tratta del trifoglio, una pianta che le permette di collegare la realtà presente con quella passata, mentre per i due gemelli è la scatola di tabacco Principe Alberto (la marca preferita dal padre); è il suo contenuto, tra cui troviamo l’anello di famiglia e il “Segreto”, ad essere il topos che sostiene la vicenda e che è la chiave di volta per capire cosa veramente stia accadendo nella fattoria.

Non sono solo il costante apparire degli oggetti a dare la stura alle emozioni più forti, poiché lo stesso accade anche con gli ambienti, dove ogni personaggio sembra rinchiudersi più frequentemente. Sono gli ambienti ad incidere sulla percezione che abbiamo della personalità dei protagonisti: non a caso, infatti, ritroviamo Niles chiuso nella cantina delle mele, un luogo buio, che esercita uno strano fascino, forse perché è lì che “la morte ha mostrato il suo volto”; un rifugio che gli adulti vogliono precludere ai ragazzi, ma che si rivela essere un luogo catartico per un Niles più consapevole della realtà.

Infine, con il rivelarsi dell’identità della voce narrante, si completa un caleidoscopio narrativo che chiarisce quanto accaduto, senza però definirlo del tutto, poiché l’altro, ovvero la parte più oscura dell’io, sembra essere sempre in agguato.

È doveroso fermarci qui per oggi, ma scopriremo altri aspetti di questo libro nella recensione che seguirà.

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