Cara Rose Gold
Thriller
Fazi Editore
7 ottobre 2021
cartaceo, ebook
350
Per i primi diciotto anni della sua vita, Rose Gold Watts ha creduto di essere gravemente malata. Era allergica a qualsiasi cosa, usava una sedia a rotelle e praticamente viveva in ospedale. I vicini hanno fatto tutto il possibile, organizzando raccolte fondi e offrendo spalle su cui piangere, ma nonostante tutti i medici consultati, gli esami effettuati e gli interventi chirurgici subiti, nessuno è riuscito a capire cosa non andasse in Rose Gold. Ebbene: sua madre, Patty Watts, era semplicemente molto brava a mentire…
Dopo aver scontato cinque anni di prigione per abuso di minore, Patty esce ma non ha un posto dove andare e implora sua figlia di accoglierla. L’intera comunità è scioccata quando Rose Gold dice di sì. Patty afferma che tutto ciò che vuole è una riconciliazione. Dice di aver perdonato Rose Gold per averla tradita testimoniando al processo contro di lei.
Ma Rose Gold conosce sua madre. Patty Watts regola sempre i conti. Sfortunatamente per Patty, Rose Gold non è più la sua piccola cara, ed è da molto tempo che aspetta che la madre torni a casa…

“Mi sentivo male, per la mamma, è ovvio. Più di una sera, nel mio appartamento, avevo guardato la poltrona alla mia destra e desiderato che fosse seduta lì. Quando ero piccola, mi disegnava le lettere dell’alfabeto sulla schiena e intrecciava i capelli delle mie parrucche. Inventava vacanze folli senza che uscissimo mai di casa. Mi dava degli abbracci stretti da spremermi tutta l’aria fuori dai polmoni. Combatteva per me. Malgrado tutti i suoi peccati, sapevo quanto mi amava”
In “Cara Rose Gold“ di Stephanie Wrobel, l’elemento “dark” è molto sottile, ma non per questo meno inquietante, visto che emerge dal vissuto e dall’animo delle due protagoniste, madre e figlia. Questo pone in risalto la strana correlazione che esse hanno con il cibo e con il proprio corpo, nonché il bisogno inconscio, che entrambe percepiscono, di superare i traumi dell’infanzia. Ci troviamo alla prese con un racconto che scandaglia le profondità del legame che unisce Patty e Rose Gold in un rapporto madre-figlia che però, lo si intuisce subito, non è come dovrebbe essere. Il legame naturale ed istintivo che dovrebbe unirle è vissuto in modo oscuro ed insano, arrivando a rasentare la follia.
“È questo ciò che separa le persone sane di mente da quelle che non lo sono: sapere che la pazzia è una scelta, ma rifiutarsi di sceglierla” – Cara Rose Gold
Quanto di più accattivante c’è in “Cara Rose Gold“ risulta essere, pertanto, la perfetta caratterizzazione, anche psicologica, delle protagoniste; due figure che sollecitano il lettore a capire cosa sia veramente accaduto nel loro intimo tanto da portarle a compiere azioni che costruiscono, scena dopo scena, il dramma che pervade tutto il romanzo.

Il perno sul quale ruota la vicenda è, dunque, il profondo amore materno, che però è anche un amore malato e razionalmente annichilente. Per tale motivo, Patty Watt ha scontato una detenzione di cinque anni per abuso aggravato su minore. La vittima è sua figlia Rose Gold, che, salita a sedici anni sul banco dei testimoni, ha condannato la madre con l’accusa di averla resa, sin dalla più tenera età, un’ invalida, avvelenandola e portandola ad uno stato di denutrizione tale da minare il fisico e, lo si scoprirà presto, anche la mente.
La struttura del romanzo, dove si alternano le voci di Patty e di Rose Gold, che raccontano rispettivamente il presente (Patty) e il passato (Rose Gold), permette un continuo rimbalzo tra i due punti prospettici di una madre single e di una figlia psicologicamente e fisicamente prostrata.
L’effetto che il lettore percepisce è quello di quando si guarda una partita di ping-pong. Si è costretti a seguire i colpi che le protagoniste si rimandano l’un l’altra, capitolo dopo capitolo. L’alternanza delle loro due voci crea una situazione dove i frammenti che compongono la verità di quanto accaduto si coagulano all’ultima pagina, quando si riesce a cogliere in prospettiva il conflitto che madre e figlia hanno vissuto intimamente.
Ma non solo il modo di raccontare evidenzia le caratteristiche delle due protagoniste; è, infatti, nello svelarsi della loro storia più intima, dei loro pensieri, ma anche della loro personalità e, si potrebbe dire, persino della loro fisicità, che la tensione psicologica raggiunge livelli che è difficile esprime in poche parole.
I personaggi principali di “Cara Rose Gold”
Conosciamo, ad esempio, Patty quando sta per uscire dal carcere. Veniamo subito a cogliere le sue caratteristiche fondamentali: è una donna sulla cinquantina, fisicamente imponente, con una stazza che le ha permesso di avere un ruolo tra le detenute del carcere.
Man mano che ci racconta la sua versione dei fatti e le sue impressioni sul presente, veniamo a scoprire del profondo legame affettivo che la lega alla figlia, avuta da un rapporto con un uomo che dice sia morto per overdose e che le permette di perdonare la scelta di Rose Gold di testimoniare contro di lei. Un legame che però è “malato”, un termine che si adatta perfettamente al suo essere. Assistente infermiera certificata, una qualifica dietro alla quale con compiacimento Patty si presenta, ha sempre guardato alla scienza medica come a un punto fermo della sua vita.
Ama infatti stare negli ospedali ed è sempre stata alla costante ricerca di un confronto con medici e specialisti, soprattutto quando si trattava di discutere dei problemi di salute della figlia, suggerendo diagnosi e proponendo le cure.

In linea con la necessità di dimostrarsi una madre premurosa, Patty ha sempre cercato, con consapevolezza, di ottenere il plauso e la solidarietà della comunità di Deadwick, la cittadina dove ha sempre vissuto; questo sia vestendo i panni di madre single alle prese con una figlia malata sia come membro attivo della società, dietro alle quali nascondere una vera e propria richiesta di emancipazione e affermazione quale antidoto ai traumi della sua infanzia.
Per poter convivere con l’enormità di quanto ha fatto, Patty ha sviluppato anche una sua particolare visione della vita, una vera e propria filosofia basata sui “piccoli passi”; un procedere “step by step”, giorno dopo giorno, auto-compiacendoci di quanto fatto per Rose Gold e negando la verità anche a se stessa
“La negazione è una strategia buona come un’altra. È una parola che suggerisce dimenticanza, un rifiuto di vedere la verità. Ma c’è una differenza gigantesca tra chi non vuole vedere la verità e chi non vuole dirla. Le persone sono molto più disposte a perdonarti se ti comporti come se non sapessi niente di niente” – Cara Rose Gold
A farci sapere quanto è accaduto nel passato ci pensano le parole di Rose Gold, a partire dal momento in cui la madre viene incarcerata nel 2012.
Dopo un’infanzia trascorsa lontano dagli altri bambini, tra un ospedale e l’altro, tra continue visite mediche e consulti con specialisti per una serie di problemi inspiegabili, accudita e protetta dall’esterno da Patty, l’adulta Rose Gold ha un rapporto di odio e di compassione per il proprio corpo, debilitato dalla malnutrizione e dalle “cure” materne.
Con i denti scheggiati e marci, i capelli stopposi e senza vita, il fisico gracile ed immaturo, Rose Gold capisce di non potersi presentare ed inserirsi normalmente nella società, come sarebbe logico per una ragazza della sua età. Per questo fa affidamento sul suo fidanzato virtuale (conosciuto su internet e mai incontrato) e sulla vocina interiore che altro non è se non l’influenza della madre perché…
“la mamma aveva una soluzione per ogni cosa”.

Rose Gold autoalimenta la sua sicurezza con piccoli espedienti, inventati quando non aveva il controllo sul proprio corpo e la propria salute come ad esempio i presagi che non sono presagi, ma solo elementi colti a caso e trasformati in segnali di quanto potrà accadere.
Il sentimento più forte che Rose Gold sembra esprimere è l’odio; quello che è alimentato da un profondo amore tradito e che poi oscura anche tutti i rapporti con le altre persone in un periodo in cui si ha bisogno di essere accettati.
Odia la madre, spinta dalla consapevolezza che la comunità si aspetta da lei proprio questo; ma odia anche le persone che costituiscono quella comunità; come Mary Stone la vicina ed ex-amica di Patty, che l’ha aiutata a riprendere le redini della sua vita; e odia la figlia di questa, Alex, una ragazza bella e sicura di sé, che rappresenta per Rose Gold la propria antitesi.
Rose Gold ha, però, una capacità non comune che condivide con la madre, quella di pianificare e alimentare l’uso della propria furbizia. E l’elemento catalizzatore, il reagente che innesca la miccia alla catena di eventi che porteranno alla conclusione della vicenda, è l’improvvisa apparizione del padre di Rose Gold. Un uomo con moglie e figli che cerca di aiutarla, ma che scatena in lei la ricerca di una famiglia e la pianificazione della vendetta per quanto le è accaduto.
Le vicende di Rose Gold e Patty hanno un testimone, ossia la comunità di Deadwick. La collettività, aiutata in questo dai media e dalle istituzioni, è compatta nel ricercare e chiedere che giustizia sia fatta, non esitando a condannare Patty ed offrendo protezione a Rose Gold.
Epitomi di questo sono le figure della vicina e amica di Patty, Mary Stone e Tom Behan un compagno di studi di Patty, nonché, al tempo, suo migliore amico. Dalle loro azioni e reazioni nei confronti di madre e figlia, però traspare l’incapacità dei concittadini, dagli occhi vigili e apparentemente attenti, di cogliere le sfumature e quindi di non essere veramente in grado di prevenire il male che, invece, attanaglia le anime di Patty e Rose Gold, portandole verso la rovina e non alla redenzione.