"Bertha Ringer"
Biografia romanzata
Morellini Editore
21 novembre 2025
Cartaceo, ebook
208
Una storia vera e avvincente di emancipazione femminile che racconta il coraggio di Bertha Ringer, prima donna a compiere un viaggio in automobile nella storia, sfidando le convenzioni sociali del suo tempo. Una donna audace. Un'invenzione rivoluzionaria. La storia mai raccontata di Bertha Ringer, la pioniera che sfidò le convenzioni dell'ottocento per realizzare un sogno. Nel cuore della Germania di fine Ottocento, quando le donne erano relegate ai margini della società, Bertha Ringer emerge come figura straordinaria che sfida le convenzioni del suo tempo. La sua storia intreccia l'amore per Karl Benz con una determinazione incrollabile a sostenere l'innovazione tecnologica, in un'epoca in cui le aspirazioni femminili erano severamente limitate. Attraverso una narrazione avvincente basata su documenti storici e testimonianze dell'epoca, il libro rivela il coraggio di una donna che non si è mai arresa di fronte agli ostacoli. La sua decisione di intraprendere il primo viaggio in automobile della storia non è solo un'impresa pionieristica, ma diventa simbolo di emancipazione femminile e progresso tecnologico. Aa storia di Bertha Ringer è un potente racconto di resilienza e determinazione che risuona ancora oggi. Tra le pagine emerge il ritratto di una donna che ha saputo trasformare le limitazioni in opportunità, aprendo la strada a generazioni future di donne innovatrici. Una testimonianza straordinaria di come la passione e il coraggio possano superare ogni barriera sociale e culturale.
“Bertha Ringer” è una biografia romanzata scritta da Emilia Covini, edita da Morellini Editore.
Cȁcilie Berha Ringer nacque nella seconda metà dell’Ottocento, in un periodo in cui per le donne era tutto unmőglich, “impossibile”. Il loro ruolo era relegato alle attività domestiche e alla cura dei figli.
Ebbene, ella infranse quelle regole e quelle convenzioni a cui sua madre, pedissequamente si aggrappava. Nella biblioteca della loro casa a Pforzheim, scovava romanzi nei quali veniva descritta un altro tipo di donna, più colta ed emancipata.
“Cara Bertha, te ne devi fare una ragione. Una donna non ha bisogno di essere istruita oltre una certa misura. Sono altre le cose a cui si deve dedicare. La gestione della casa, prendersi cura del marito, allevare i figli.”
Il contesto storico nel quale visse Bertha era quello della Prussia del Primo Ministro Otto Bismarck. Un periodo in cui i matrimoni non si basavano sulla felicità e sull’amore dei coniugi – idee troppo romantiche – ma sul rispetto e sulla vita agiata che il coniuge, spesso più anziano e borioso della sposa, avrebbe saputo garantire alla consorte.
“Nell’ultimo abbraccio prima di congedarsi, mia cugina mi aveva stretta forte e bisbigliato un saluto all’orecchio. Poi, in fretta, aveva aggiunto: <Bertha non commettere il mio errore. Un marito si deve amare.>”
Non accettò un matrimonio di convenienza, ma sposò un uomo che amava e dal quale era profondamente amata.
Lei e Karl Friedrich Michael Benz si incontrarono in occasione di una gita alla Wartturm, su cui sorgeva un’antica torre, alle pendici della Selva Nera. Karl la conquistò parlando di “carrozza senza cavalli.”
Si innamorò di lui perché non la considerava “una sciocca donna che non capiva nulla”, ma la ascoltava e si mostrava interessato alle sue domande e alle sue osservazioni.
I suoi genitori non erano favorevoli alla loro frequentazione a causa del basso livello sociale di Herr Benz. Egli era un sognatore. Stava lavorando ad un progetto futuristico, ad un’idea che avrebbe rivoluzionato il modo di viaggiare: un motore per carrozze che avrebbe sostituito i cavalli.
La storia di Bertha Ringer non può prescindere dalla situazione politica della Prussia del 1870: il 19 luglio fu consegnata alla Francia la dichiarazione di guerra.
La giovane e sua madre aderirono alla Baden Frauenverein, un’associazione voluta dalla principessa Luisa Von Baden, il cui scopo, all’indomani dello scoppio della guerra franco-prussiana, fu “quello di organizzare raccolte di denaro, vestiario e bende a sostegno delle truppe.”
Per inseguire i sogni di Karl, la famiglia Benz, sempre più numerosa, si trovava perennemente in ristrettezze economiche e costretta a vivere in un minuscolo appartamento.
Eppure, alla volte, i sogni diventano realtà, se sostenuti da ingegno, volontà e perseveranza.
“Cosa ne pensi, Bertha? Non dici nulla? Ti presento il primo veicolo con motore a scoppio, con tre ruote, una davanti e due dietro, perfettamente in grado di muoversi.”
Quell’invenzione geniale fu la Numero Uno, “la prima di una lunga serie.”
Ho trovato delizioso il riferimento al Kindergarten, l’attuale scuola dell’infanzia, sorto sulle idee del pedagogista tedesco Friedrich Frőbel, al quale Bertha aveva iscritto i suoi figli per apprendere e divertirsi in compagnia di loro coetanei.
Ma si sa che, come tutte le novità, questa del Giardino d’Infanzia, come quella del velocipede, non vennero accolte, inizialmente, con entusiasmo.
“Quando la carrozza mi passò davanti intravidi Karl seduto sul sedile. Stringeva lo sterzo e guardava attento le persone assiepate ai lati della strada. A pochi passi da me un uomo vestito con eleganza si guardò attorno e commentò ad alta voce. <Tutto qui? Questo triciclo è più lento del mio cavallo!>”
Fu Bertha, con il suo carattere appassionato e ottimista, a spronare il marito a non demoralizzarsi, nonostante gli iniziali insuccessi, e a proseguire con i suoi prototipi.
Per aiutare il marito decise di fare qualcosa di clamoroso e impensabile per una donna del diciannovesimo secolo: un viaggio di cento kilometri da Manheim alla casa di sua madre a Pforzheim.
Lei, da sola, con due bambini, i suoi figli, seduti sulla prima automobile della storia. Quel giorno, memorabile, passò alla Storia: era il 5 agosto 1888.
Per questa parte della vicenda vi rimando alla recensione di “Bertha Ringer”, della mia collega Alice.
Un romanzo appassionante, in particolare il viaggio compiuto dalla protagonista. Con grande determinazione e forza di volontà, riuscì a superare le svariate difficoltà che incontrò lungo il cammino, sostenuta, inaspettatamente, dagli abitanti dei villaggi che attraversava e dai giornalisti che capirono immediatamente la portata dell’evento al quale stavano assistendo.
Ringrazio per la copia cartacea.
(5 stelle)

Mi chiamo Alessia. Sono un’insegnante di matematica e inglese. Vivo in provincia di Pavia. Adoro leggere (soprattutto gialli), fare yoga e cucinare.