Anteprima,  Saggio,  Storia

Anteprima: in uscita il 26 novembre, “Questo è domani. Gioventù, cultura e rabbia nel Regno Unito 1956-1967” di Silvia Albertazzi, Edizioni PaginaUno

Questo è domani. Gioventù, cultura e rabbia nel Regno Unito 1956-1967 Book Cover Questo è domani. Gioventù, cultura e rabbia nel Regno Unito 1956-1967
Silvia Albertazzi
saggio
Paginauno
26 novembre 2020
cartaceo, ebook
222

 

Dall’autrice dell’acclamato Leonard Cohen. Manuale per vivere nella sconfitta, un nuovo appassionante volume dedicato alla rivoluzione culturale britannica dalla fine degli anni ’50 alla fine dei ’60. Cinema, musica, fotografia, pop art, la Swinging London e una way of life dirompente hanno cambiato la vita dei giovani e di tutta la società. Cosa ne resta? È questo il domani?

 

 

Il 1956 è un anno-chiave nella storia inglese: mentre la crisi di Suez porta alla definitiva perdita di potere del Regno Unito sullo scacchiere mondiale, l’invasione sovietica dell’Ungheria è motivo di ripensamento degli ideali marxisti da parte di chi già ipotizzava un socialismo all’inglese. Tre eventi, al cui centro si pongono i giovani, la gente comune e l’idea di una cultura “ordinaria”, fondata sul recupero dell’esistente, si segnalano: il primo programma del Free Cinema; il debutto del dramma Ricorda con rabbia, e la mostra This Is Tomorrow.

Scopo di questo lavoro è dimostrare quanto questi avvenimenti del 1956 abbiano influenzato la scena culturale successiva – dagli angry young men alla new wave cinematografica alla pop art, dai Beatles alla swinging London – imponendo l’idea di una via britannica alla cultura, in grado di porsi come autentico “modo di vita”, oltre che corpus di lavoro intellettuale e immaginativo. Comune ai tre eventi è uno stesso proposito: “porre l’arte in una prospettiva spazio-temporale che confida nel futuro per essere completata”. Si tratta ora, a più di sessant’anni di distanza, di verificare come – se – quelle proposte sono state “completate”, osservandole da quell’allora lontanissimo futuro che oggi è il nostro presente.

 

Se Mazzetti e compagni affermano “come cineasti” che nessun film può essere troppo personale, John Osborne e Arnold Wesker potrebbero ugualmente affermarlo come drammaturghi, Alan Sillitoe come romanziere, John Lennon e Paul McCartney come musicisti e David Bailey o Don McCullin come fotografi. Il mito dell’oggettività, rigettato aspramente da Anderson per quanto attiene il documentario, è rifiutato anche dai narratori, è bandito dai palcoscenici, non trova posto nella nuova cultura britannica. Consapevoli che “le immagini parlano”, gli autori non temono di creare non solo con la pellicola, ma anche con le loro parole, con la musica, immagini che diano voce ai loro ideali, alle loro idiosincrasie, alla loro rabbia: “Ricordare (e guardarsi intorno) con rabbia può essere un inizio necessario”, scriveva Anderson nel 1956.

 

L’autrice

Silvia Albertazzi: insegna Letteratura dei paesi di lingua inglese all’Università di Bologna. Tra i suoi lavori: Lo sguardo dell’Altro (2000; 4°rist. 2011); La letteratura postcoloniale (2013); Letteratura e fotografia (2017; 1° rist. 2018). Per Paginauno ha pubblicato Leonard Cohen. Manuale per vivere nella sconfitta (2018). Collabora con Alias, supplemento letterario de Il Manifesto.

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.

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