L’autrice che Annie Ernaux ha definito “Una vera sorella di femminismo”

 

“Credo di non amare più mio marito”. Così si apre il diario segreto di Jeanne Bornand, moglie e lavoratrice, donna che è stata amante e amata e che si ritrova, ancora giovane ma vicina a non esserlo più, faccia a faccia con la sua estraneità alla vita cui le sue scelte l’hanno condotta.
A finire implacabilmente sotto accusa è il matrimonio, nella sua prosaicità, nel suo insanabile scollamento dall’amore, ma una volta cominciato sembra che Jeanne non riesca più a fermarsi. L’intera società degli uomini, di cui le donne sono al tempo stesso vittime e complici, finisce sotto la sua critica spietata, tanto più feroce perché tinta della più lucida ironia.
Quello che non si è perdonato a questo romanzo, uscito due anni prima de Il secondo sesso, è probabilmente la sua efficacia nel ridicolizzare i miti, i rituali e le manifestazioni esteriori del sistema di valori maschile, mentre lo attacca dalle fondamenta. Con una prosa leggera e appuntita come una freccia, Alice Rivaz getta l’intera storia dell’umanità sotto una luce diversa partendo da piccoli fatti quotidiani, apparentemente irrilevanti, come l’acquisto di un cappello nuovo.

 

 

Alice Rivaz (Rovray 1901 – Ginevra 1998), con la suo opera letteraria, ha anticipato le tematiche che saranno poi sviluppate dai movimenti femministi internazionali. Di idee socialiste, ha scritto non solo di donne ma anche di omosessualità e antisemitismo. La pace degli alveari, pubblicato a Losanna nel 1947, è stato ristampato e proclamato Libro del mese nel 1970, innescando la riscoperta dell’autrice svizzera. Tra gli scritti tradotti in italiano ricordiamo Nuvole tra le mani (1940), Come la sabbia (1946), L’alfabeto del mattino (1968), Getta il tuo pane (1979).