Anteprima,  Romanzo storico

ANTEPRIMA: “Il marchio dell’innocenza” di Cristina Del Tutto

Il marchio dell'innocenza Book Cover Il marchio dell'innocenza
Cristina Del Tutto
Romanzo Storico
Aracne
Maggio 2018
Ebook/Cartaceo
452

Nell’Inghilterra del XIII secolo la rivolta dei baroni contro Re Enrico III e le persecuzioni nei confronti delle comunità ebraiche accusate di omicidi rituali e di usura, fanno da sfondo alle vicende personali del principe Edoardo, erede al trono inglese, e di Lady Gloriana, figlia di Lord Arthur Midmay Conte di Lincoln. L’incontro tra Gloriana e Robert Roth, un giovane mercante di stoffe ebreo, scuote la coscienza della ragazza che si ribella alla miseria e all’ingiustizia che dilaga nel paese. Per proteggere Robert e la sua famiglia Gloriana sfida anche l’autorità del padre, ma non può sfuggire al suo destino. E quando il Principe Edoardo scopre i sentimenti di Gloriana per Robert, scaglia il suo odio sul popolo ebraico, dando inizio a un lungo periodo di efferate persecuzioni.

 

Buongiorno carissimi lettori, oggi vi vogliamo presentare un romanzo storico molto attesa tra gli amanti del genere!

 

Stiamo parlando del romanzo di Cristina Del Tutto.

Andiamo a leggere la premessa dell’autrice che potrete trovare anche all’interno del romanzo…

“Quando cominciai a scrivere questo romanzo avevo ben chiaro nella mente quali caratteristiche dovessero avere i suoi protagonisti, ma non avevo ancora individuato l’epoca in cui far vivere le loro storie. Non a caso, inizialmente avevo pensato di intitolare il romanzo con il nome della protagonista: Gloriana. Furono necessari diversi mesi di ricerche prima di arrivare alla scelta dell’ambientazione medievale. Due sono state le riflessioni che sostanzialmente mi hanno sollecitato verso questa decisione. La prima riguarda una mia personale convinzione, secondo la quale una rappresentazione scenografica diversa da quella contemporanea può risultare per il lettore maggiormente suggestiva, favorendo in esso l’allontanamento momentaneo dalla realtà e quindi la comprensione della storia e dei personaggi in essa descritti senza preclusioni derivanti da esperienze e convincimenti di vita personali. In questo senso, considerai il Medioevo un riferimento storico affascinante e al tempo stesso adatto al tipo di narrazione che mi ero proposta di scrivere. Diverse, invece, sono state le ragioni che mi condussero a posare l’attenzione sulla vita di Edoardo I, incoronato Re d’Inghilterra nel 1272, e su quella determinata situazione storica. Rimasi colpita dalla prodezza con cui il sovrano inglese riuscì a unire il popolo sotto un’unica corona, e soprattutto dall’essere stato il primo sovrano a decretare nel 1290, dopo decenni di sanguinose persecuzioni, l’espulsione dei “figli d’Israele” dal proprio regno. Fu la prima grande deportazione di massa del Medioevo, che diede inizio in Europa a una spirale di oppressione nei confronti del popolo ebraico. Rimasi incuriosita anche dalle vicende personali di Edoardo I, tant’è che andando a ritroso nel tempo mi imbattei in un giovane principe, figlio primogenito di Re Enrico III, che cercava sui campi di battaglia il riscatto dai lunghi anni di malattia che aveva patito e che rischiavano di compromettere la sua ascesa al trono. Ciò mi spinse a chiedermi, con la curiosità di uno scrittore, se la travagliata giovinezza di questo principe avesse in qualche modo influenzato la sua particolare avversione verso la comunità ebraica, duramente provata già sotto il regno di Enrico III, tanto da indurlo nel 1290 a un gesto politico così estremo, che si sarebbe diffuso in ogni luogo e tempo. La storia ci ha tramandato i fatti per come sono avvenuti, ma nulla dice, né può dire, sui travagli umani dei personaggi che della storia sono stati protagonisti. A quel punto, quella che era predestinata a essere la protagonista del romanzo, Gloriana Midmay, figlia di lord Arthur Midmay conte di Lincoln, e di Isabella Fieschi, sorella del cardinale Ottobono Fieschi e figlia dei conti di Lavagna, è divenuta lo specchio attraverso il quale il lettore può conoscere le vicende che caratterizzarono l’Inghilterra nella seconda metà del XIII secolo. I fatti narrati in questo libro si svolgono sostanzialmente nel 1257. All’epoca il regno di Enrico III vacillava sotto la pressione dei baroni che, guidati da Simon V de Monfort conte di Leicester, si ribellarono al potere assoluto della monarchia. Conservavo comunque la sensazione che il racconto mancasse ancora di un elemento necessario allo sviluppo della storia. L’idea mi arrivò una mattina nel solito caffè di Ferrara che affaccia proprio di fronte al duomo, dove ero solita spendere diverse ore della mia giornata ad aspettare che qualcosa, o qualcuno, ispirasse la mia fantasia. Robert Roth divenne così uno dei personaggi principali del racconto. Un ragazzo di origini ebraiche i cui genitori erano ricchi mercanti di stoffe. L’ultimo elemento di cui necessitavo per cominciare a scrivere era un luogo dove far accadere i fatti più rilevanti e, per non avere vincoli storici da rispettare, decisi di creare la città di Corbury. Avevo sotto mano una copia di una mappa dell’Inghilterra medievale conservata nella biblioteca Aristotea di Ferrara, e scelsi due città: Conventry e Newbury, entrambe situate tra Londra e Lincoln. Dai loro nomi ne ricavai la città di Corbury. In questo libro alcuni accadimenti storici sono stati utilizzati come sfondo per narrare storie di fantasia, con personaggi immaginari. Tuttavia, ho cercato di attenermi quanto più possibile alla realtà di quei giorni, inserendo nella finzione molti protagonisti realmente esistiti. Le vicende personali e storiche che interessano Edoardo I ricalcano le notizie da molti storici riportate: la malattia in età infantile, il rapporto di grande affetto con sua madre, la regina Eleonora di Provenza, il carattere dispotico, il matrimonio con la principessa Eleonora di Castiglia. Anche il rapporto di fiducia del futuro re con la famiglia de Mortimer, in particolare con lord Roger e sua moglie Maud, fa parte della documentazione storica. Fu proprio lord Roger de Mortimer, nel 1265, a uccidere con la propria spada Simon V de Monfort, mettendo fine alla guerra con i baroni.Il cardinale Ottobono Fieschi in quell’epoca era un uomo di Chiesa molto influente, e nel 1276 venne eletto Papa con il nome di Adriano V. Egli fu realmente inviato in Inghilterra da Papa Alessandro IV, tuttavia, per seguire l’esigenza narrativa di far svolgere il racconto in un arco temporale limitato, le date non coincidono perfettamente, avendone anticipato l’arrivo a Londra. Il Casato di Lincoln, invece, nella narrazione romanzata è stato affidato a uno dei pochi personaggi di fantasia attraverso cui mi sono presa la licenza di modificare la storia. Mi riferisco a lord Arthur Midmay, padre di Gloriana. In questo caso scelsi di “prendere in prestito” una contea all’epoca esistente e prospera anche economicamente, per dare maggiore risalto alle origini familiari del personaggio principale. A influire su questa decisione fu il percorso alquanto travagliato del titolo di conte di Lincoln, sorte comune ad altri titoli in quell’epoca. Dal 1143 ad oggi, per questioni di discendenza, venne creato ben nove volte, e nei periodi di vacatio il titolo tornò ogni volta nella disposizione della corona inglese. Infine, trovai altresì interessante che il casato di Lincoln nel 1278 venne affidato, proprio da Edoardo I, a Henry de Lacy, suo amico fidato. Tuttavia, mano a mano che le pagine sveleranno la trama di questo romanzo, al lettore non sfuggirà che l’ambientazione storica funge da sfondo scenico, mentre l’interesse è incentrato soprattutto sugli aspetti caratteriali dei personaggi. Un percorso che vuole evidenziare come l’animo umano sia imprevedibilmente mutevole, rendendo difficile la collocazione morale e etica di un atteggiamento senza una contestualizzazione analitica del processo attraverso cui ogni individuo si approccia ai travagli della vita, cercando un proprio e unico modo di superare le avversità e allontanare la sofferenza. Un contesto in cui il concetto di bene e di male, di ciò che riteniamo giusto o sbagliato, non conosce certezze. Peculiarità, queste, per certi aspetti innate nell’animo umano e che superano le barriere temporali, rendendo sottile il confine tra passato e presente, abbattendo le differenze tra ciò che noi oggi crediamo di essere e gli uomini che prima di noi sono stati protagonisti di questo mondo. E se ogni decisione può modificare il corso degli eventi, allora è anche plausibile pensare che se la vita del principe Edoardo, erede al trono d’Inghilterra, fosse stata sollecitata da circostanze e scelte diverse, la storia per come la conosciamo sarebbe potuta essere molto diversa.”

La stessa autrice ha cercato di spiegare il suo romanzo con le seguenti parole…

“La domanda più ricorrente che mi viene posta riguardo a questo libro riguarda il suo genere letterario. E’ un romanzo storico? E’ una storia romantica che si svolge all’interno di un contesto storico preciso? In altre parole, cosa racconta questo libro? Domanda questa che necessita di qualche precisazione. La mia intenzione iniziale non era volta a ripercorrere la vita di personaggi storici che la storia già descrive, quanto invece di lasciare al lettore la libertà di immergersi in tempi e luoghi che non gli appartengono e, attraverso la vita dei personaggi descritti nel romanzo, di accompagnarlo a conoscere quegli aspetti dell’animo umano che a volte suggeriscono scelte coraggiose, altre volte si lasciano trasportare da un odio cieco che non percepisce le conseguenze del suo agire. Ogni personaggio, quindi,nel mio immaginario rappresenta aspetti caratteriali che rendono tutti gli uomini più simili di quanto spesso non ci piace riconoscere. I dubbi, le debolezze, le speranze e le paure, si trasformano come gli ingredienti di una miscela, che al mutare delle loro dosi creano un composto sempre diverso. Ciò che può sembrare evidente o scontato, pagina dopo pagina diventa imprevedibile, come la vita di ogni essere umano. Se le esperienze che hanno caratterizzato la vita di Edoardo I avessero preso una direzione diversa, diversa sarebbe stata la storia che ci è stata tramandata. Allo stesso modo, se Adolf Hitler avesse intrapreso gli studi all’Accademia delle arti di Vienna è probabile che i suoi propositi politici sarebbero stati diversi. Se Winston Churchill nel 1940 avesse intrapreso le trattative di pace con la Germania, l’Europa continentale si sarebbe con molta probabilità piegata alla potenza del terzo Reich. Se Ludwig van Beethoven nell’ultima parte della sua vita non fosse diventato sordo, non avrebbe utilizzato quella particolare e unica immaginazione trascendentale che gli fece comporre le sue opere più innovative. Noi siamo il risultato delle nostre scelte, e questo è indubbio. Al tempo stesso, le scelte delle persone che della nostra vita fanno parte interferiscono sul nostro futuro, così come le scelte compiute da tutti gli uomini scrivono ed hanno scritto la storia dell’umanità. Sappiamo quale sovrano fu Edoardo I, ma non chi poteva essere. Da questo assunto prende ispirazione tutta la narrazione. Per quanto riguarda le scelte che hanno influenzato la stesura di questo romanzo, aggiungo a quanto detto che in diversi passaggi del racconto ho ritenuto opportuno alterare alcuni riferimenti storici, adattandoli a esigenze narrative volte a comunicare al lettore in maniera immediata e diretta una determinata sensazione. Mi riferisco ad esempio alla scelta di utilizzare il simbolo della stella di David, anziché l’anello dorato che a quel tempo veniva utilizzato. Per le stesse ragioni ho preferito affrontare la questione ebraica nel medioevo inglese come fosse lo sfondo di un palcoscenico, e non l’attore principale dell’opera. L’intento era quello di destare la curiosità del lettore a conoscere quella determinata verità storica pur senza scoraggiare quanti ricercano in un romanzo la possibilità di evadere dalla realtà, per lasciarsi condurre in un mondo che non esiste e che, al tempo stesso, stimola emozioni e predispone l’animo umano a riflessioni più profonde. Quelle che solitamente arrivano non durante la lettura, ma quando le parole hanno finito di svolgere la loro funzione e le pagine diventano bianche, lasciando i pensieri liberi di esplorare il mondo interiore che ognuno di noi custodisce.”

 

 

Cristina Del Tutto è  nata nel 1975, vive e lavora a Roma come consulente politico e parlamentare. Scrive da anni articoli di attualità e analisi politica. E’ una ghostwriter e autrice di sceneggiature, opere teatrali e poesie. Il marchio degli innocenti è il primo dei due romanzi storici, che tratta delle persecuzioni delle comunità ebraiche sotto il Regno di Edoardo I d’Inghilterra.

 

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