🔥📚 Una voce stanca, rabbiosa, lucidissima davanti alla fine di ogni illusione. 📚🔥
Aprire il fuoco è un libro che brucia come un tramonto rosso sangue 🌅💣: l’ultimo, disperato sguardo di Bianciardi sul mondo, sulla politica, sulla rivoluzione tradita. Tra sigarette consumate nell’attesa 🚬, bicchieri di grappa 🥃 e ricordi che tornano a ferire, prende forma il monologo di un uomo in esilio, consapevole di essere “clinicamente morto”, ma ancora pronto a sparare parole come colpi.
Una segnalazione potente, scomoda e necessaria ⚠️✊, che non consola e non addomestica, ma invita a spegnere la televisione 📺❌, lasciare il disordine e guardare in faccia ciò che resta quando anche la speranza diventa memoria.

Se ogni scrittore ha un proprio tramonto, Aprire il fuoco è il tramonto di Bianciardi, l’ultima lettera di un sinistrato politico, spiaggiato e in esilio.
Lo vediamo mentre perlustra la campagna con un binocolo, abbassa le tapparelle, si versa un bicchierino di grappa. Sa di essere clinicamente morto, ora che è morta ogni insurrezione: primo o poi l’oppressore, e i tanti aguzzini che non hanno mai smesso di tormentarlo, arriveranno a prenderlo. Nell’attesa non gli resta che fumare una sigaretta, e rievocare la fine dell’inverno di dieci anni prima, il 1959, le sue gloriose cinque giornate, anche se la rivoluzione è ormai soltanto la memoria confusa di altri fallimenti: le discussioni al Giamaica con gli amici, Giorgio Gaber e Jannacci, la cameretta di Porta Tosa, le barricate a San Damiano.
C’è appena il tempo per un ultimo appello, per dire il poco che ha imparato dalla sua vita agra: che fare all’amore non è vergogna. Vergogna è uccidere, morire di fame, chiudere la gente in prigione o al manicomio, giudicare. E non serve stampare i libri che nessuno legge, né costringere i giovani nelle scuole, né occupare le università. Bisogna occupare le banche, le vere cattedrali del nostro tempo. E poi spegnere la televisione. E alla fine lasciare tutto nel disordine. La valigia è pronta, così piena di carte, della sua alienazione quotidiana, di tutta la nausea che lo ha avvelenato per l’imbischerimento del mondo. Ma sulle spalle ha ancora il suo vecchio Mauser, ed è pronto a fare fuoco.
